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martedì 31 marzo 2015

E tu, da che parte stai?


La perfezione ha un non so che di inquietante. 
Un po' come il corpo di Christian Bale in American Psycho, un Ken splendido splendente prima che quella tuttofare di Barbie gli rovinasse la vita. 
La perfezione ha quel fascino morboso di un incidente stradale per cui rallenti fin quasi a tamponare la macchina davanti solo per vedere quello spiraglio di tragedia, quel rivolo di sangue, quel casco frantumato sull'asfalto. 
La perfezione suscita l'invidia rovente di chi invece proprio non ci arriva. 
La perfezione ha quel ruolo di linea di demarcazione tra quello che si è e quella roba bellissima che si potrebbe essere, avere, fare, dire, sembrare, apparire, metteteci un verbo a caso.
E allora via, bianco e nero, bello e brutto, la vita si divide in una -appunto perfetta- ottica dicotomica e o sei di qui o sei di lì. 
Un muro di Berlino emozionale per cui le sfumature non esistono. 

Che poi la quotidianità sarebbe così facile dividerla in giusto e sbagliato.
Vero e falso.
Bello e brutto. 
Amico e nemico. 
Che poi uno tende un po' a farla, sta linea a mò di tabella Excel. 
Di qui quello che sì, sta con me. 
Di lì quello che, diamine, non va bene, non è giusto, non è vero. 
Chi mangia carne di là (scusate, è che sotto Pasqua la crociata dell'agnello va di moda, e se lo ricorda anche la Brambilla), chi non la mangia sta con me. 
Chi tifa e chi no, chi è religioso e chi è ateo, chi crede nel nucleare e chi no, chi ha paura dei musulmani (?) e chi no. 
Non c'è spazio per altro. 
Quello che rimane tra le pieghe del bianco e del nero sparisce, inglobato nelle due fazioni ben differenziate e opposte, senza dialogo, senza possibilità di discussione. 
Basta scegliere da che parte stare. 
E poi via, si imparano due o tre regole sulla propria squadra, e si gioca. 
Colpi bassi inclusi. 
Una continua lotta dove il ring ha perso qualsiasi forma. 
Senza spazio né tempo, ormai è così facile dire la propria. 
Lo sto facendo pure io adesso, e figurarsi. 

Eppure tutto questo è inquietante. 
Quasi quanto un centinaio di commenti sotto alla foto di un cane riportato al canile da una padrona che "ha scoperto di essere incinta". 
Tanti, gli auguri alla neomamma. 
"Abortisci"
"Spero che tuo figlio ti sputa"
"Stessa fine dovrai fare, tuo figlio ti abbandonerà e morirai sola"
"Un altra che si fa mettere in cinta e spero che muore"
E dulcis in fundo "ci puo sempre essere caduta spontanea dalle scale"
Non so se il nesso tra la consecutio temporum e la violenza verbale sia scientificamente provato, ma come ricerca sociologica fa parecchio paura. 
Noi e voi.
I buoni e i cattivi. 
Il bene e il male. 
Tutto il resto è adrenalina.

(Di sicuro non grammatica)



martedì 24 marzo 2015

La religione del muffin {e qualche livido}


Se nella vita avessi la stessa incostanza con cui aggiorno il blog..OH WAIT. 
Va bene, posso dire che ho da fare.
Che stamane ero a fare colazione in pigiama da McDonald's. 
No, non è vero. 
Che poi uno si chiede "cosa mai dovrà succedere nel mondo per far unire gli animi e gli intenti, per vedere, chessò, 20mila persone riunite insieme per una sola causa? 
Cosa deve succedere, ancora, per smuovere tutti?"
Bastava un muffin lievitato nel '96 e un cappuccino di latte di t-rex fossile.
Gratis. 
La religione del fast food ha molti più adepti di quanto si potesse immaginare.
Alla faccia di tutto il dop, doc, il biodinamico, biologico e bionostalgico.
Che poi le ho viste, le facce delle ragazze in pigiama sui giornali.
Menzognere. 
Il pigiama di Peppa Pig e il trucco di Paris Hilton


Ma va là. 

E questa era solo l'anticipazione di un post che non ha né capo né coda.
La breaking news è in realtà arrivata ieri nelle nostre redazioni: testimoni oculari (il mio fruttivendolo ndr) giurano d'aver visto una testolina rossa e riccia spalmarsi sull'asfalto del marciapiede in zona del Carmine, atterrando di esterno coscia e attutendo così un colpo da dieci e lode. 
In realtà c'era anche Elisa che ha pensato mi fossi spaccata pure il femore. 
Roba che se qualcuno m'avesse filmata a rallentatore avrebbe visto chiaramente la materia contenuta dai miei collant toccare terra, prendere slancio per un altro rimbalzo e riaccasciarsi così, con uno strappo sulla calza che nemmeno nei peggiori periodi grunge adolescenziali. 
Adesso ho anche io le mie cinquanta sfumature. 
Di viola. 
E di voltaren. 


E così mi sono ritrovata a mostrare, con l'orgoglio di una sopravvissuta, le ferite di guerra. 

Alle coinquiline. 
Con l'ausilio del minestrone surgelato di Francesca. (era chiuso, ndr)
"Certo che oh, come sei gonfia, sarà la botta"
"Temo sia la botta di carboidrati che mi son fatta a Roma. Sai, cacio e pepe, carbonara, amatriciana.."
Sì, perché in questo arco temporale di sfighe ho trovato anche il tempo di fare una microfuga nella città eterna, c'ho Lui che mi è diventato famoso e ogni scusa è buona per ingozzarsi.


E per il gran finale mii auto-intercetto e pubblico il testo del misfatto.

Numero privato. 
"Pronto?"
"Pronto, signorina Arpi?"
"Lo sapevo che saresti stato tu, a chiamarmi sempre col privato..." -risolino-
"No signora, sono delle Poste, c'è un pacco da ritirare con urgenza"
"......"
"......"
"....merda..cioè, quando posso venire a ritirarlo?"
Il "tu" in questione non è l'amante ma un collega che adora fare scherzi. 
Ed è quando dai per scontato che sia uno di quegli scherzi burloni, proprio in quel momento, che la figura barbina ti coglie. 


Il volo a pelle d'orso non poteva che essere la degna conclusione di giornata. 


sabato 16 marzo 2013

Venti di cambiamento (ma anche aliti di putrefazione)

Dovrei scrivere l'indice della tesi.
Ma oggi sono talmente in fermento che mi tocca segnarmi queste giornate di infervoramento sociale che mi divora e scriverci su.
Settimana densa di cambiamenti, per chi se li fosse persi: abbiamo un nuovo papa, abbiamo un presidente della Camera, tra poco forse anche uno del Senato, ho scritto la prima pagina di tesi.
Insomma, sono tutte cose da ricordare.
Ma andiamo per ordine.
Chi mi conosce sa che io sto alla Chiesa (e badate bene che esiste una differenza tra Chiesa e religione/spiritualità/divino/varieedeventuali) quanto Giovanardi sta ai gay la Satanché sta all'invecchiamento naturale. Ho eliminato la roba di Giovanardi perché non sono così spregevole. Forse.
Comunque, dicevo che non è che io mi lasci stregare spesso da messe, discorsi papali e omelie, ma mi sono ovviamente ritrovata davanti al televisore nel momento in cui hanno eletto lui, Horge, che chiamo per nome perché già lo sento amico, Francesco.
Va bene, avrò anche la lacrima facile, ma quest'uomo, spoglio dell'ostentazione della ricchezza a cui siamo sempre stati abituati, con quella sua parlata morbida, fluida (mi spiace, ma molto più affascinante di quella meccanica di Bene), la sua battuta che ha fatto sorridere mezzo Paese, la sua foto che circola per tutta la rete di lui in metropolitana (con anche un pelo pelissimo di scazzo perché sarà stata come la verde quando si passa da Cadorna) ha preso il mio arido cuore per la mano e mi ha commossa. Non che la mia concezione di Chiesa in realtà sia cambiata, ma il capo di una delle potenze più influenti del mondo e (purtroppo) del nostro Paese, sia più a misura di noi, degli uomini e delle donne che camminano per strada tutti i giorni, che dimostri che sì, anche lassù in alto si è disposti a fare dei sacrifici, che forse non tutti vogliono sempre e solo prenderci per il culo, un segnale di speranza lo dà.
Volevo solo dire una cosa agli indignati per il suo essere contrario ai matrimoni gay: ragazzi, sarà anche tollerante, moderno, avanguardista, ma è pur sempre il Papa. Capo di quella chiesa che ancora non digerisce il preservativo, capite? Non l'hanno preso a un concerto di Lady Gaga, era un po' scontato che avesse qualche riserva sul matrimonio omosessuale. L'indignazione dovrebbe indirizzarsi non tanto tantissimo a lui, ma alle istituzioni laiche. Al nostro Paese, laico. A chi ci governa, che è colui che dovrebbe invece essere pro matrimonio omosessuale. Ma che ve lo dico a fa'.

Oggi in tv, dopo il discorso dell'onorevole Boldrini, Presidente della Camera, Lupi ha detto che si è dimenticata una roba fondamentale. La famiglia. Grazie al quale si può dare lavoro ai giovani (?). Si è dimenticato non una famiglia gay. Perché a suo parere quella invece non è una famiglia. Mica conterà l'amore, in famiglia, no? Il voler stare insieme, costruire un futuro. No.
Brunetta ha definito la Boldrini come in mezzo ad "una fase confusa, barbara" Ora, tranquillizzandoci sul fatto che Brunetta è l'eccezione che conferma la regola che nella botte piccola sta il vino buono, mi soffermerei su quel "barbara".
Prima di tutto bisognerebbe assicurarsi che l'acustica sia buona in Parlamento, perché non sono certa che Brunetta abbia ascoltato lo stesso discorso che ho sentito io.
Avrei in mente davvero moltissimi aggettivi per il discorso della Boldrini, tra cui avanguardista, pacato, commovente, dotato di un italiano corretto, ma non barbaro. Come qualcuno oggi mi ha suggerito, questi individui non hanno nemmeno l'onestà intellettuale per complimentarsi con un avversario, per applaudire ad un successo che non è semplicemente la loro "piccola sconfitta" ma una vittoria per tutto il paese.
Una vittoria per la speranza di un paese stanco, con le palle dilaniate da le innumerevoli balle che per anni e anni ha dovuto sentirsi raccontare, un paese che vede suicidi quasi ogni giorno, che vede scandali, mazzette, processi come fossero ordinaria amministrazione. Un paese in cui chi si fa il culo si è sempre visto scavalcare dal più furbo, un paese sprofondato nelle acque torbide di una politica corrotta, venduta, comprata, patteggiata, e le parole del Presidente, che seppur ancora solo parole, prometto trasparenza in questa nuova politica, come fanno a suonare barbare, Renato?
Siamo proprio sicuri che non lasciare gente morire in mare sia una cosa barbara?
Nessuno qui sta giustificando atti di criminalità di stranieri, Renato. C'è una bella differenza, lo sai? Tra punire chi commette un crimine, e magari anche rimandarlo in carcere nel suo paese, e lasciarlo morire.
Forse non tutti abbiamo la sottigliezza di capirla, questa differenza.
Siamo sicuri che definire la nostra Costituzione come "la più bella del mondo" sia barbaro?
Dire che la politica dovrebbe tornare ad essere una speranza ed una passione è confuso, Renato?

Mi sono lasciata una perla per il finale.
A me leggere gli articoli di Libero mi fa sempre un gran cagare ridere.
Però poi mi incoraggio, da sola.
Se in giro c'è gente che scrive così, posso farcela anche io, un giorno.
Comunque, subito dopo il discorso alla Camera, Libero titola così:


COMUNISTI AL POTERE

La Boldrini è presidente della Camera ora Vendola ha il suo "contentino": una "rossa" a difesa degli immigrati

Che mi viene anche da pensare: se difendere i diritti umani vuol dire essere comunista, vado a comprarmi una maglietta del Che. 
Con la loro rinomata eleganza sbattono nell'articolo frasi che dovrebbero rendere spregevole il concetto di ricordare i morti in mare, di battersi per il diritti civili di tutti, per i rifugiati di guerra o politici, per chi chiede asilo. E la tristezza è che Libero non è il mio blog, che non se lo caga nessuno se non i miei o chi forzo a leggerlo (Ciao Giacomo!) ma è un giornale che forma l'opinione pubblica. 
La gente mi chiede perché voglio diventare parte di un sistema mediatico così cattivo, subdolo, manipolatore, in cui le palle non devi avercele quadre ma cubiche, e io rispondo che un po' mi piacerebbe cambiarlo. La presunzione di migliorare le cose non mi manca. Sarà un difetto?
Probabile.
Ma tanto son testarda e non mollo.




mercoledì 27 febbraio 2013

Elenchi a caso

Penultimo giorno di febbraio, grigio, smog e traffico. Così ho pensato di bene di resistere alla tentazione di sfanculare il mondo ma ho incanalato tutte le mie energie negative per snocciolare un elenco a casaccio di cose per cui non posso fare a meno di sentirmi viva. E di sorridere.

Visto che oggi per scrivere un articolo avevo bisogno di ispirazione mi sono sparata Via del Campo in loop per tipo due ore, quindi la prima cosa sono le canzoni di Faber, l'odore di salino, camminare sulla spiaggia a piedi nudi, l'abbraccio dei miei quando torno a casa, il profumo della nonna, la soddisfazione di un 30 all'esame per cui avevi studiato come un pazzo, la soddisfazione di un 30 all'esame per cui non avevi studiato un cazzo, il profumo del caffè al mattino, la tua canzone preferita che passa alla radio, una cena con gli amici, il sushi, Claudio Santamaria, l'odore di grigliata nelle sere d'estate, la sudata ogni volta che esco dalla palestra, più distrutta ma soddisfatta, i complimenti per qualcosa che ti riesce bene, un tuo articolo pubblicato, svegliarsi prima della sveglia, le pantofole dopo una serata sui tacchi, le frittate della nonna, una cena di pesce in riva al mare, l'odore di casa dopo mesi fuori, il concerto che volevi da una vita, una sera a teatro, i jeans che desideravi in saldo, il film che volevi vedere da sempre in tv, l'odore di erba bagnata in montagna, trovare dei mirtilli e spappolarseli in bocca durante una passeggiata, le foto vecchie, i diari di quando eri bambina, il mare di Bergeggi, una chiacchierata con un'amica con cui non parlavi da tanto, una sbronza di quelle potenti, una giornata piena che ti lascia quel sapore in bocca di soddisfazione, i miglioramenti visibili in qualcosa che non credevi possibile, il tram che passa nel momento in cui arrivi alla fermata, il cielo azzurro quando apri la finestra al mattino, il profumo di lavatrice, la focaccia di Peisino, le canzoni dei Muse, i ricordi del Liceo, leggere un giornale davanti ad un caffè, la soddisfazione di quando superi i tuoi limiti, la camomilla prima di dormire, gli aperitivi estivi, lo shopping dopo un esame, lo smalto quando non ti si sbecca, la cassa vuota al supermercato, chi ti sorride e ringrazia perché gli hai tenuto la porta aperta, un bambino che ti sorride in coda alla cassa, le vecchie canzoni di Liga che mi ricordano i miei 12 anni, Stefano Accorsi, i film di Tarantino, le mie serie americane preferite, i libri di Ammaniti, andare a mangiare fuori senza averlo programmato, i viaggi in aereo, il treno quando è puntuale, la metro vuota, chi ti aiuta a tirar giù la valigia, le parole belle di un'amica.

E niente, provate a scrivere il vostro. Funziona.

martedì 19 febbraio 2013

Il breviario del RDM.



Per RDM intendo Regalo Di Merda.
Oggi stavo guidando, e nella profondità dei miei pensieri mi è capitato di pensare a quanti regali di merda ho ricevuto (ma sicuramente anche fatto) nella vita. Ora, mi pare il momento giusto di inserire u disclaimer: non c'è nessun riferimento specifico nel fiume di puttanate che scrivo, quindi se per caso una volta nella vita mi avete regalato una roba che mi fa schifo, non me la prendo con voi. Giuro. Perché probabilmente ho fatto un regalo di merda anche io a voi l'anno dopo.

Bon, detto questo, stavo appunto pensando a ogni ricorrenza, dal Natale al compleanno passando per l'Hannukkah, il mesiversario e l'onomastico. Quante volte abbiamo ricevuto una roba atroce, che non regaleremmo nemmeno a quel professore universitario che ci ha bocciato otto volte all'esame? Quante volte abbiamo fatto regali alla cazzo di cane, con buone intenzioni (o anche no), senza minimamente contare i gusti del destinatario. Lo so che l'avete fatto tutti.

Negli anni ho compreso cosa aborro ricevere come regalo, e cosa gli altri aborrono ricevere. Crediate che non abbia mai visto facce di disgusto (malamente) celate sotto sorrisini di gratitudine quando la mia amica che detesta il rosa si vede arrivare un'accoppiata cappello-sciarpa-guanti rosa cipria con fiocco sul fucsia? Quanti Natali quello zio che non vedi da quando ancora ti scaccolavi in pubblico (non vale per tutti, ho amici che lo fanno con soddisfazione ancora davanti al mondo) ti ha regalato maglioni di merda che hai riciclato all'amico del cuore al compleanno dopo? Quante volte hai visto quel cd dei Modà in offerta, che a te piacciono tanto, e senza battere ciglio lo hai regalato all'amica che ascolta solo i Metallica? (brutta immagine, lo so).

Quindi, dato che pure tra due mesi si avvicina il mio compleanno, voi, amici, parenti, che sarete obbligati dalla buona educazione e da tutto il bene che mi volete a farmi un regalo, beccatevi questi aneddoti e consigli nel mio primo Breviario Dei Regali Di Merda.

1. La trousse dei trucchi. Specificatamente quelle di Pupa. Ne sto collezionando alcune che diventeranno pezzi rari e antichi. Ho ricevuto, nell'ordine: una girandola, una puposka (pupa + matrioska. La genialità), una zebra apribile in venti (ma lì lo sforzo c'è stato, a me piace lo zebrato), una cupola rosa shocking, una mucca, orsetti vari. Questo regalo lo passo solo a mia nonna a cui dico che mi piace tantissimo perchè si impegna un sacco. Agli altri, no. Ci metto otto anni a usarle tutte, e per tutte intendo i colori fattibili, il verde pisello e il lucidalabbra giallo canarino non sono umanamente mettibili. Sappiatelo. Che finisca l'era della trousse. Amen.

2. Se non conoscete bene il destinatario - in questo caso me - andateci piano con i libri. Uno dei miei migliori amici (quello che si scaccola, per chiarirci) l'anno scorso mi ha regalato uno di quei libri della collezione di Tiffany. Non ricordo precisamente il titolo. Io che Tiffany lo vedo solo nel film con la Hepburn. Io che quando ci passo in via della Spiga praticamente mettono un cartello fuori con la mia faccia e scritto "Io non posso entrare". Inutile dire che non l'ho mai letto. Dovrei, solo per dovere di cronaca. Ma so che mi farei del male. Stessa cosa per cui se regalate a Giacomo un romanzo che non sia un thriller o un fantascientifico/fantastico siate certi che non solo non lo leggerà mai, ma potrebbe usarlo come carta igienica. Viceversa, se un giorno mi regalate una copia di otto chili del Signore degli Anelli, vi ci prendo a librate.

3.Le cose di Hello Kitty. Ora, io capisco che tutte noi siamo state bambine. Abbiamo fatto cose che percaritànonricordarmele, abbiamo avuto dubbi gusti come il pantalone a zampa d'elefante, la Nike tamarra e il ciuffo rosa a 14 anni, ma alla veneranda età di quasi 23 anni Hello Kitty non potete sventolarmelo sotto il naso. Ho avuto un portachiavi per la moto suo, una volta. L'ho fatto sparire qualche anno fa.

4. Le polo. Questa è una cosa proprio mia. Sarà che a mia madre piacciono tanto e la prendo sempre in giro sul fatto che sembri una mancata insegnante di ginnastica, che me ne sono messe talmente tante della Fred Perry alle superiori, ma la polo bacchettona proprio non mi va giù.

5. Le paillettes. Questo invece vale per la maggior parte del genere femminile. A meno che io non faccia parte di un circolo di Burlesque, o abbia una festa di carnevale imminente, la paillette no. Nel suo viscido lucidume non si riesce ad abbinare con una mazza, fa subito vicoli di via Pré se usata senza parsimonia e, se la destinataria ha passato i 15 anni da un pezzo, fa tanto ritorno alla gioventù mancata.

6. Il peluche. Teneri a dieci anni, romantici a 15, carini a 18. Li ho apprezzati, e guardo con tenerezza anche l'esercito di Cuccioli, pinguini, asinelli, Winnie the Pooh giganti, foche, coniglietti, Wall-e (sì, anche lui) che ho sull'ultima mensola della libreria (roba che se entrate in camera mia sembra di stare nel magico mondo di Barbie) ma dopo una certa età sono superati. Quindi, in generale, se ormai il tempo dei mesiversari e del "ti vuoi mettere con me?" è finito da un pezzo, glissiamo sul peluche.

Alla fine di questa (tutto sommato corta) lista di regali che sono proprio NO, ci sono tanti ma tanti regali che si possono fare (non solo a me, sto diffondendo il verbo, ma se volete a me io non mi lamento), alcuni vanno anche a seconda del grado di conoscenza: dei biglietti per il teatro, una cornice con una foto, un libro ben scelto (ricordo per chi se lo fosse perso, per me NO fantascienza, per dire eh), un massaggio (e qui chi si deve sentire in colpa CI SI SENTA), quella borsetta di H&M che dico sempre che la adoro ma non me la compro mai, un phon nuovo (questo a me che il mio ormai soffia aria tiepida, roba che il bue del presente scalda di più), un buono da Zara (per questo vi bacerei sulla fronte con schiocco molto rumoroso), una cena fuori, un corso di fotografia (se il destinatario non sa manco usare la Kodak con ancora il rullino forse no), un mazzo di fiori, una crema per il corpo, se proprio mi volete un sacco bene fate una colletta e aiutatemi a cambiare la Atos. Bon. Mi sembra di aver detto tutto.

Ma voi, che RDM avete ricevuto?
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E tu, da che parte stai?


La perfezione ha un non so che di inquietante. 
Un po' come il corpo di Christian Bale in American Psycho, un Ken splendido splendente prima che quella tuttofare di Barbie gli rovinasse la vita. 
La perfezione ha quel fascino morboso di un incidente stradale per cui rallenti fin quasi a tamponare la macchina davanti solo per vedere quello spiraglio di tragedia, quel rivolo di sangue, quel casco frantumato sull'asfalto. 
La perfezione suscita l'invidia rovente di chi invece proprio non ci arriva. 
La perfezione ha quel ruolo di linea di demarcazione tra quello che si è e quella roba bellissima che si potrebbe essere, avere, fare, dire, sembrare, apparire, metteteci un verbo a caso.
E allora via, bianco e nero, bello e brutto, la vita si divide in una -appunto perfetta- ottica dicotomica e o sei di qui o sei di lì. 
Un muro di Berlino emozionale per cui le sfumature non esistono. 

Che poi la quotidianità sarebbe così facile dividerla in giusto e sbagliato.
Vero e falso.
Bello e brutto. 
Amico e nemico. 
Che poi uno tende un po' a farla, sta linea a mò di tabella Excel. 
Di qui quello che sì, sta con me. 
Di lì quello che, diamine, non va bene, non è giusto, non è vero. 
Chi mangia carne di là (scusate, è che sotto Pasqua la crociata dell'agnello va di moda, e se lo ricorda anche la Brambilla), chi non la mangia sta con me. 
Chi tifa e chi no, chi è religioso e chi è ateo, chi crede nel nucleare e chi no, chi ha paura dei musulmani (?) e chi no. 
Non c'è spazio per altro. 
Quello che rimane tra le pieghe del bianco e del nero sparisce, inglobato nelle due fazioni ben differenziate e opposte, senza dialogo, senza possibilità di discussione. 
Basta scegliere da che parte stare. 
E poi via, si imparano due o tre regole sulla propria squadra, e si gioca. 
Colpi bassi inclusi. 
Una continua lotta dove il ring ha perso qualsiasi forma. 
Senza spazio né tempo, ormai è così facile dire la propria. 
Lo sto facendo pure io adesso, e figurarsi. 

Eppure tutto questo è inquietante. 
Quasi quanto un centinaio di commenti sotto alla foto di un cane riportato al canile da una padrona che "ha scoperto di essere incinta". 
Tanti, gli auguri alla neomamma. 
"Abortisci"
"Spero che tuo figlio ti sputa"
"Stessa fine dovrai fare, tuo figlio ti abbandonerà e morirai sola"
"Un altra che si fa mettere in cinta e spero che muore"
E dulcis in fundo "ci puo sempre essere caduta spontanea dalle scale"
Non so se il nesso tra la consecutio temporum e la violenza verbale sia scientificamente provato, ma come ricerca sociologica fa parecchio paura. 
Noi e voi.
I buoni e i cattivi. 
Il bene e il male. 
Tutto il resto è adrenalina.

(Di sicuro non grammatica)



La religione del muffin {e qualche livido}


Se nella vita avessi la stessa incostanza con cui aggiorno il blog..OH WAIT. 
Va bene, posso dire che ho da fare.
Che stamane ero a fare colazione in pigiama da McDonald's. 
No, non è vero. 
Che poi uno si chiede "cosa mai dovrà succedere nel mondo per far unire gli animi e gli intenti, per vedere, chessò, 20mila persone riunite insieme per una sola causa? 
Cosa deve succedere, ancora, per smuovere tutti?"
Bastava un muffin lievitato nel '96 e un cappuccino di latte di t-rex fossile.
Gratis. 
La religione del fast food ha molti più adepti di quanto si potesse immaginare.
Alla faccia di tutto il dop, doc, il biodinamico, biologico e bionostalgico.
Che poi le ho viste, le facce delle ragazze in pigiama sui giornali.
Menzognere. 
Il pigiama di Peppa Pig e il trucco di Paris Hilton


Ma va là. 

E questa era solo l'anticipazione di un post che non ha né capo né coda.
La breaking news è in realtà arrivata ieri nelle nostre redazioni: testimoni oculari (il mio fruttivendolo ndr) giurano d'aver visto una testolina rossa e riccia spalmarsi sull'asfalto del marciapiede in zona del Carmine, atterrando di esterno coscia e attutendo così un colpo da dieci e lode. 
In realtà c'era anche Elisa che ha pensato mi fossi spaccata pure il femore. 
Roba che se qualcuno m'avesse filmata a rallentatore avrebbe visto chiaramente la materia contenuta dai miei collant toccare terra, prendere slancio per un altro rimbalzo e riaccasciarsi così, con uno strappo sulla calza che nemmeno nei peggiori periodi grunge adolescenziali. 
Adesso ho anche io le mie cinquanta sfumature. 
Di viola. 
E di voltaren. 


E così mi sono ritrovata a mostrare, con l'orgoglio di una sopravvissuta, le ferite di guerra. 

Alle coinquiline. 
Con l'ausilio del minestrone surgelato di Francesca. (era chiuso, ndr)
"Certo che oh, come sei gonfia, sarà la botta"
"Temo sia la botta di carboidrati che mi son fatta a Roma. Sai, cacio e pepe, carbonara, amatriciana.."
Sì, perché in questo arco temporale di sfighe ho trovato anche il tempo di fare una microfuga nella città eterna, c'ho Lui che mi è diventato famoso e ogni scusa è buona per ingozzarsi.


E per il gran finale mii auto-intercetto e pubblico il testo del misfatto.

Numero privato. 
"Pronto?"
"Pronto, signorina Arpi?"
"Lo sapevo che saresti stato tu, a chiamarmi sempre col privato..." -risolino-
"No signora, sono delle Poste, c'è un pacco da ritirare con urgenza"
"......"
"......"
"....merda..cioè, quando posso venire a ritirarlo?"
Il "tu" in questione non è l'amante ma un collega che adora fare scherzi. 
Ed è quando dai per scontato che sia uno di quegli scherzi burloni, proprio in quel momento, che la figura barbina ti coglie. 


Il volo a pelle d'orso non poteva che essere la degna conclusione di giornata. 


Venti di cambiamento (ma anche aliti di putrefazione)

Dovrei scrivere l'indice della tesi.
Ma oggi sono talmente in fermento che mi tocca segnarmi queste giornate di infervoramento sociale che mi divora e scriverci su.
Settimana densa di cambiamenti, per chi se li fosse persi: abbiamo un nuovo papa, abbiamo un presidente della Camera, tra poco forse anche uno del Senato, ho scritto la prima pagina di tesi.
Insomma, sono tutte cose da ricordare.
Ma andiamo per ordine.
Chi mi conosce sa che io sto alla Chiesa (e badate bene che esiste una differenza tra Chiesa e religione/spiritualità/divino/varieedeventuali) quanto Giovanardi sta ai gay la Satanché sta all'invecchiamento naturale. Ho eliminato la roba di Giovanardi perché non sono così spregevole. Forse.
Comunque, dicevo che non è che io mi lasci stregare spesso da messe, discorsi papali e omelie, ma mi sono ovviamente ritrovata davanti al televisore nel momento in cui hanno eletto lui, Horge, che chiamo per nome perché già lo sento amico, Francesco.
Va bene, avrò anche la lacrima facile, ma quest'uomo, spoglio dell'ostentazione della ricchezza a cui siamo sempre stati abituati, con quella sua parlata morbida, fluida (mi spiace, ma molto più affascinante di quella meccanica di Bene), la sua battuta che ha fatto sorridere mezzo Paese, la sua foto che circola per tutta la rete di lui in metropolitana (con anche un pelo pelissimo di scazzo perché sarà stata come la verde quando si passa da Cadorna) ha preso il mio arido cuore per la mano e mi ha commossa. Non che la mia concezione di Chiesa in realtà sia cambiata, ma il capo di una delle potenze più influenti del mondo e (purtroppo) del nostro Paese, sia più a misura di noi, degli uomini e delle donne che camminano per strada tutti i giorni, che dimostri che sì, anche lassù in alto si è disposti a fare dei sacrifici, che forse non tutti vogliono sempre e solo prenderci per il culo, un segnale di speranza lo dà.
Volevo solo dire una cosa agli indignati per il suo essere contrario ai matrimoni gay: ragazzi, sarà anche tollerante, moderno, avanguardista, ma è pur sempre il Papa. Capo di quella chiesa che ancora non digerisce il preservativo, capite? Non l'hanno preso a un concerto di Lady Gaga, era un po' scontato che avesse qualche riserva sul matrimonio omosessuale. L'indignazione dovrebbe indirizzarsi non tanto tantissimo a lui, ma alle istituzioni laiche. Al nostro Paese, laico. A chi ci governa, che è colui che dovrebbe invece essere pro matrimonio omosessuale. Ma che ve lo dico a fa'.

Oggi in tv, dopo il discorso dell'onorevole Boldrini, Presidente della Camera, Lupi ha detto che si è dimenticata una roba fondamentale. La famiglia. Grazie al quale si può dare lavoro ai giovani (?). Si è dimenticato non una famiglia gay. Perché a suo parere quella invece non è una famiglia. Mica conterà l'amore, in famiglia, no? Il voler stare insieme, costruire un futuro. No.
Brunetta ha definito la Boldrini come in mezzo ad "una fase confusa, barbara" Ora, tranquillizzandoci sul fatto che Brunetta è l'eccezione che conferma la regola che nella botte piccola sta il vino buono, mi soffermerei su quel "barbara".
Prima di tutto bisognerebbe assicurarsi che l'acustica sia buona in Parlamento, perché non sono certa che Brunetta abbia ascoltato lo stesso discorso che ho sentito io.
Avrei in mente davvero moltissimi aggettivi per il discorso della Boldrini, tra cui avanguardista, pacato, commovente, dotato di un italiano corretto, ma non barbaro. Come qualcuno oggi mi ha suggerito, questi individui non hanno nemmeno l'onestà intellettuale per complimentarsi con un avversario, per applaudire ad un successo che non è semplicemente la loro "piccola sconfitta" ma una vittoria per tutto il paese.
Una vittoria per la speranza di un paese stanco, con le palle dilaniate da le innumerevoli balle che per anni e anni ha dovuto sentirsi raccontare, un paese che vede suicidi quasi ogni giorno, che vede scandali, mazzette, processi come fossero ordinaria amministrazione. Un paese in cui chi si fa il culo si è sempre visto scavalcare dal più furbo, un paese sprofondato nelle acque torbide di una politica corrotta, venduta, comprata, patteggiata, e le parole del Presidente, che seppur ancora solo parole, prometto trasparenza in questa nuova politica, come fanno a suonare barbare, Renato?
Siamo proprio sicuri che non lasciare gente morire in mare sia una cosa barbara?
Nessuno qui sta giustificando atti di criminalità di stranieri, Renato. C'è una bella differenza, lo sai? Tra punire chi commette un crimine, e magari anche rimandarlo in carcere nel suo paese, e lasciarlo morire.
Forse non tutti abbiamo la sottigliezza di capirla, questa differenza.
Siamo sicuri che definire la nostra Costituzione come "la più bella del mondo" sia barbaro?
Dire che la politica dovrebbe tornare ad essere una speranza ed una passione è confuso, Renato?

Mi sono lasciata una perla per il finale.
A me leggere gli articoli di Libero mi fa sempre un gran cagare ridere.
Però poi mi incoraggio, da sola.
Se in giro c'è gente che scrive così, posso farcela anche io, un giorno.
Comunque, subito dopo il discorso alla Camera, Libero titola così:


COMUNISTI AL POTERE

La Boldrini è presidente della Camera ora Vendola ha il suo "contentino": una "rossa" a difesa degli immigrati

Che mi viene anche da pensare: se difendere i diritti umani vuol dire essere comunista, vado a comprarmi una maglietta del Che. 
Con la loro rinomata eleganza sbattono nell'articolo frasi che dovrebbero rendere spregevole il concetto di ricordare i morti in mare, di battersi per il diritti civili di tutti, per i rifugiati di guerra o politici, per chi chiede asilo. E la tristezza è che Libero non è il mio blog, che non se lo caga nessuno se non i miei o chi forzo a leggerlo (Ciao Giacomo!) ma è un giornale che forma l'opinione pubblica. 
La gente mi chiede perché voglio diventare parte di un sistema mediatico così cattivo, subdolo, manipolatore, in cui le palle non devi avercele quadre ma cubiche, e io rispondo che un po' mi piacerebbe cambiarlo. La presunzione di migliorare le cose non mi manca. Sarà un difetto?
Probabile.
Ma tanto son testarda e non mollo.




Elenchi a caso

Penultimo giorno di febbraio, grigio, smog e traffico. Così ho pensato di bene di resistere alla tentazione di sfanculare il mondo ma ho incanalato tutte le mie energie negative per snocciolare un elenco a casaccio di cose per cui non posso fare a meno di sentirmi viva. E di sorridere.

Visto che oggi per scrivere un articolo avevo bisogno di ispirazione mi sono sparata Via del Campo in loop per tipo due ore, quindi la prima cosa sono le canzoni di Faber, l'odore di salino, camminare sulla spiaggia a piedi nudi, l'abbraccio dei miei quando torno a casa, il profumo della nonna, la soddisfazione di un 30 all'esame per cui avevi studiato come un pazzo, la soddisfazione di un 30 all'esame per cui non avevi studiato un cazzo, il profumo del caffè al mattino, la tua canzone preferita che passa alla radio, una cena con gli amici, il sushi, Claudio Santamaria, l'odore di grigliata nelle sere d'estate, la sudata ogni volta che esco dalla palestra, più distrutta ma soddisfatta, i complimenti per qualcosa che ti riesce bene, un tuo articolo pubblicato, svegliarsi prima della sveglia, le pantofole dopo una serata sui tacchi, le frittate della nonna, una cena di pesce in riva al mare, l'odore di casa dopo mesi fuori, il concerto che volevi da una vita, una sera a teatro, i jeans che desideravi in saldo, il film che volevi vedere da sempre in tv, l'odore di erba bagnata in montagna, trovare dei mirtilli e spappolarseli in bocca durante una passeggiata, le foto vecchie, i diari di quando eri bambina, il mare di Bergeggi, una chiacchierata con un'amica con cui non parlavi da tanto, una sbronza di quelle potenti, una giornata piena che ti lascia quel sapore in bocca di soddisfazione, i miglioramenti visibili in qualcosa che non credevi possibile, il tram che passa nel momento in cui arrivi alla fermata, il cielo azzurro quando apri la finestra al mattino, il profumo di lavatrice, la focaccia di Peisino, le canzoni dei Muse, i ricordi del Liceo, leggere un giornale davanti ad un caffè, la soddisfazione di quando superi i tuoi limiti, la camomilla prima di dormire, gli aperitivi estivi, lo shopping dopo un esame, lo smalto quando non ti si sbecca, la cassa vuota al supermercato, chi ti sorride e ringrazia perché gli hai tenuto la porta aperta, un bambino che ti sorride in coda alla cassa, le vecchie canzoni di Liga che mi ricordano i miei 12 anni, Stefano Accorsi, i film di Tarantino, le mie serie americane preferite, i libri di Ammaniti, andare a mangiare fuori senza averlo programmato, i viaggi in aereo, il treno quando è puntuale, la metro vuota, chi ti aiuta a tirar giù la valigia, le parole belle di un'amica.

E niente, provate a scrivere il vostro. Funziona.

Il breviario del RDM.



Per RDM intendo Regalo Di Merda.
Oggi stavo guidando, e nella profondità dei miei pensieri mi è capitato di pensare a quanti regali di merda ho ricevuto (ma sicuramente anche fatto) nella vita. Ora, mi pare il momento giusto di inserire u disclaimer: non c'è nessun riferimento specifico nel fiume di puttanate che scrivo, quindi se per caso una volta nella vita mi avete regalato una roba che mi fa schifo, non me la prendo con voi. Giuro. Perché probabilmente ho fatto un regalo di merda anche io a voi l'anno dopo.

Bon, detto questo, stavo appunto pensando a ogni ricorrenza, dal Natale al compleanno passando per l'Hannukkah, il mesiversario e l'onomastico. Quante volte abbiamo ricevuto una roba atroce, che non regaleremmo nemmeno a quel professore universitario che ci ha bocciato otto volte all'esame? Quante volte abbiamo fatto regali alla cazzo di cane, con buone intenzioni (o anche no), senza minimamente contare i gusti del destinatario. Lo so che l'avete fatto tutti.

Negli anni ho compreso cosa aborro ricevere come regalo, e cosa gli altri aborrono ricevere. Crediate che non abbia mai visto facce di disgusto (malamente) celate sotto sorrisini di gratitudine quando la mia amica che detesta il rosa si vede arrivare un'accoppiata cappello-sciarpa-guanti rosa cipria con fiocco sul fucsia? Quanti Natali quello zio che non vedi da quando ancora ti scaccolavi in pubblico (non vale per tutti, ho amici che lo fanno con soddisfazione ancora davanti al mondo) ti ha regalato maglioni di merda che hai riciclato all'amico del cuore al compleanno dopo? Quante volte hai visto quel cd dei Modà in offerta, che a te piacciono tanto, e senza battere ciglio lo hai regalato all'amica che ascolta solo i Metallica? (brutta immagine, lo so).

Quindi, dato che pure tra due mesi si avvicina il mio compleanno, voi, amici, parenti, che sarete obbligati dalla buona educazione e da tutto il bene che mi volete a farmi un regalo, beccatevi questi aneddoti e consigli nel mio primo Breviario Dei Regali Di Merda.

1. La trousse dei trucchi. Specificatamente quelle di Pupa. Ne sto collezionando alcune che diventeranno pezzi rari e antichi. Ho ricevuto, nell'ordine: una girandola, una puposka (pupa + matrioska. La genialità), una zebra apribile in venti (ma lì lo sforzo c'è stato, a me piace lo zebrato), una cupola rosa shocking, una mucca, orsetti vari. Questo regalo lo passo solo a mia nonna a cui dico che mi piace tantissimo perchè si impegna un sacco. Agli altri, no. Ci metto otto anni a usarle tutte, e per tutte intendo i colori fattibili, il verde pisello e il lucidalabbra giallo canarino non sono umanamente mettibili. Sappiatelo. Che finisca l'era della trousse. Amen.

2. Se non conoscete bene il destinatario - in questo caso me - andateci piano con i libri. Uno dei miei migliori amici (quello che si scaccola, per chiarirci) l'anno scorso mi ha regalato uno di quei libri della collezione di Tiffany. Non ricordo precisamente il titolo. Io che Tiffany lo vedo solo nel film con la Hepburn. Io che quando ci passo in via della Spiga praticamente mettono un cartello fuori con la mia faccia e scritto "Io non posso entrare". Inutile dire che non l'ho mai letto. Dovrei, solo per dovere di cronaca. Ma so che mi farei del male. Stessa cosa per cui se regalate a Giacomo un romanzo che non sia un thriller o un fantascientifico/fantastico siate certi che non solo non lo leggerà mai, ma potrebbe usarlo come carta igienica. Viceversa, se un giorno mi regalate una copia di otto chili del Signore degli Anelli, vi ci prendo a librate.

3.Le cose di Hello Kitty. Ora, io capisco che tutte noi siamo state bambine. Abbiamo fatto cose che percaritànonricordarmele, abbiamo avuto dubbi gusti come il pantalone a zampa d'elefante, la Nike tamarra e il ciuffo rosa a 14 anni, ma alla veneranda età di quasi 23 anni Hello Kitty non potete sventolarmelo sotto il naso. Ho avuto un portachiavi per la moto suo, una volta. L'ho fatto sparire qualche anno fa.

4. Le polo. Questa è una cosa proprio mia. Sarà che a mia madre piacciono tanto e la prendo sempre in giro sul fatto che sembri una mancata insegnante di ginnastica, che me ne sono messe talmente tante della Fred Perry alle superiori, ma la polo bacchettona proprio non mi va giù.

5. Le paillettes. Questo invece vale per la maggior parte del genere femminile. A meno che io non faccia parte di un circolo di Burlesque, o abbia una festa di carnevale imminente, la paillette no. Nel suo viscido lucidume non si riesce ad abbinare con una mazza, fa subito vicoli di via Pré se usata senza parsimonia e, se la destinataria ha passato i 15 anni da un pezzo, fa tanto ritorno alla gioventù mancata.

6. Il peluche. Teneri a dieci anni, romantici a 15, carini a 18. Li ho apprezzati, e guardo con tenerezza anche l'esercito di Cuccioli, pinguini, asinelli, Winnie the Pooh giganti, foche, coniglietti, Wall-e (sì, anche lui) che ho sull'ultima mensola della libreria (roba che se entrate in camera mia sembra di stare nel magico mondo di Barbie) ma dopo una certa età sono superati. Quindi, in generale, se ormai il tempo dei mesiversari e del "ti vuoi mettere con me?" è finito da un pezzo, glissiamo sul peluche.

Alla fine di questa (tutto sommato corta) lista di regali che sono proprio NO, ci sono tanti ma tanti regali che si possono fare (non solo a me, sto diffondendo il verbo, ma se volete a me io non mi lamento), alcuni vanno anche a seconda del grado di conoscenza: dei biglietti per il teatro, una cornice con una foto, un libro ben scelto (ricordo per chi se lo fosse perso, per me NO fantascienza, per dire eh), un massaggio (e qui chi si deve sentire in colpa CI SI SENTA), quella borsetta di H&M che dico sempre che la adoro ma non me la compro mai, un phon nuovo (questo a me che il mio ormai soffia aria tiepida, roba che il bue del presente scalda di più), un buono da Zara (per questo vi bacerei sulla fronte con schiocco molto rumoroso), una cena fuori, un corso di fotografia (se il destinatario non sa manco usare la Kodak con ancora il rullino forse no), un mazzo di fiori, una crema per il corpo, se proprio mi volete un sacco bene fate una colletta e aiutatemi a cambiare la Atos. Bon. Mi sembra di aver detto tutto.

Ma voi, che RDM avete ricevuto?