Partendo dal presupposto che ne ho sentite talmente tante che - giuro - potrei scriverci un best seller, gli uomini riescono sempre a sorprendermi. Passano da spietati sciupafemmine a teneri cuccioli abbandonati con l'occhi piegati all'ingiù. Che la delicata alchimia uomo-donna sia oggetto di misteri, indagini e ricerche dalla notte dei tempi è ormai chiaro e non sono certo io a spiegarlo, ma non riesco a farmi una ragione di una serie di avvenimenti a catena a cui mi capita spesso di assistere.
Dunque, è doverosa una sorta di classificazione dell'uomo-tipo, che nonostante rigidi criteri, potrà comunque essere un misto tra due o più categorie.
L'APPOGGIATORE
Non ditemi che non l'avete mai incontrato. Ho un amico che praticamente fa quello, di lavoro. Proprio non conoscete la categoria? Va bene, allora ve lo spiego. L'appoggiatore è una tipologia di uomo scaltro come un furetto (?) che in occasioni in cui la luce è soffusa o in ambienti molto affollati, con la nonchalance di un elefante e lo sguardo bovino si avvicina e ve lo appoggia. Si. Il luogo prediletto è la discoteca, luogo di ritrovo di sedicenni come di quarantenni ancora con la voglia di accalappiare qualche ragazzina. Insomma, passo felpato, tu senti una certa presenza oscura al di sopra di te e avanzi di qualche passo, ma lui per nulla intimidito insiste finchè con un abile movimento di anca dondola esattamente a mezzo millimetro dal tuo sedere. La cosa che davvero ora mi domando è: ma con qualcuna mai, ha funzionato? La conseguente questione è: ma a voi uomini, sembra davvero così arrapante? A noi sembra di avere la mano morta sul sedere in autobus. O il maniaco che dopo qualche minuto si apre l'impermeabile.
IL TOMBEUR DE FEMME
Di solito ha già passato i vent'anni da un pezzo, ma insiste sul fatto che lui di storie serie non ne vuole avere. Il libertino per eccellenza, ride e scherza additando povere coppiette ignare, lui mai si incatenerebbe così ad una misera donna. E' il Don Giovanni della situazione, quello in cui appena si sente parlare di un argomento che NON è: birra, pub, aperitivo sulla spiaggia, infradito e cinemino una volta al mese, fugge a gambe levate. Insomma, quando il gioco si fa duro, i duri si chiedono se è il caso. Lui è il cuore di pietra, che mai ci casca, che il sentimento è un'invenzione cinematografica. La parola con cui potresti descriverlo è "scialla". Nel gergo giovanile. Che tradotto in italiano corrente significa: appena devo mettermi in gioco, me la faccio sotto.
THE PUPPY
Ovvero: il cucciolo di cui sopra. Lui non cerca una compagna, una friend-with-benefits ogni tanto, una con cui leccare un cono gelato in riva al mare o da portare al cinema. Lui vuole la donna della vita. Ha vent'anni, ma vuole una storia d'amore come quella di Cenerentola, compresa di happy ending. Si immagina già con il capello brizzolato ad aiutarla a fare l'uncinetto, a posare la dentiera sul comodino la sera e a fare pranzi di famiglia la domenica. Si strugge, l'amore per lui dev'essere con la A maiuscola, pieno di per sempre e di lucchetti che anche Moccia avrebbe un conato. Spesso il puppy cade nella categoria qui sotto, ovvero..
LO ZERBINO
Detto Zerbi per gli amici, esiste sì, anche in versione maschile. Donne zerbino se ne vedono assai in giro, ma se guardiamo attentamente, di uomini Zerbi ne è pieno il mondo. Variante della categoria Puppy, lui non è solo un cucciolo sperduto in cerca d'amore, ma crescendo impara anche a portarti le pantofole e il giornale. E' sempre pronto a correrti intorno scodinzolando. Si chiede in continuazione come può rendersi utile, e di solito tu, la tu della situazione, te ne approfitti. Per un semplice gioco di logica. Se posso avere quello che voglio senza dover chiedere nè dare nulla in cambio, perchè non approfittarmene?
Quindi, te ne approfitti. Lo porti al club del libro, da Zara con una montagna di giacchettini in mano da farti provare, a prendere il gelato quando hai il ciclo e sei di cattivo umore. Lo lasci a casa con una ciotola di croccantini quando invece vuoi andare a ballare. E lui ci sta, attendendo il tuo ritorno per scodinzolare di nuovo.
L'INSEPARABILE
No, non da te. Dai suoi amici. Non ditemi che non è mai successo. Magari galoppano allegramente verso i quaranta, ma il giovedì sera è calcetto fisso, il venerdi sera è la serata playstation e rutto libero, il mercoledì e la domenica c'è la partita. Se poi mercoledì è il tuo compleanno, sei proprio sfigatissssima. Festeggerete giov..ah no, forse ven.. vabbè insomma, festeggerete sabato. Questa tipologia di uomo sarebbe in grado di rispondere ad un messaggio dell'amico pirla, con tanto di risatina, nel bel mezzo di un giro di lenzuola. E' quello che quando hai un problema e lo trovi concentrato per quei tre minuti ne approfitti parlandogliene, ma se chiama Ginetto per il pokerino del lunedì sera sei fregata. Insomma, più che un fidanzato ti sei guadagnata una barcata di figli adolescenti.
Ordunque, qui ci sono praticamente tutti gli uomini che avete incontrato nella vostra vita, me lo sento. Alcune volte pizzicano caratteristiche qua e là dalle diverse categorie, ma sempre loro sono.
Adorabili.
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venerdì 6 aprile 2012
domenica 26 febbraio 2012
Il comodino di Alessandra.
Oggi mi sono svegliata un pò intellettuale con l'occhiale messo di traverso sul naso. (Quello ce l'ho davvero, forse è il caso di stringere le..stanghette.) E forse quell'angolo sfocato dello schermo del pc non è una mosca schiacciata ma una bella ditata sulla lente. Ma perchè non riesco a fermarmi e mi arrendo alla mia incontinenza verbale?
Comunque, oggi sono in vena di fare una rassegna stampa della mia libreria, anche se in questo periodo il tempo di leggere è limitato alle noiose tratte in treno e a comatosi stati pre-addormentamento.
Katherine Pancol - Il walzer lento delle tartarughe
"Ascoltando, osservando, annusando. E' così che non si invecchia. Invecchiamo quando ci rinchiudiamo, quando rifiutiamo di vedere, di sentire, di respirare. Vita e scrittura vanno spesso di pari passo."
Andando in ordine temporale, questo è l'ultimo che sto leggendo. Non so ancora la fine, quindi forse è presto per dare un giudizio, contando anche che questo piacevole libro è il secondo di una trilogia e io non ho letto il primo. E' un romanzo scorrevole, a tratti delicato, che esplora le psicologie e le emozioni di ogni personaggio come se fossero lì in piedi, uno dietro l'altro, e da qualche parte esistessero davvero. Con maestria l'autrice descrive espressioni, smorfie, sorrisi, tentennamenti e ire con sorprendente realismo. In un racconto dove la protagonista è sempre stata una forte donna relegata nell'ombra della sorella, del marito e delle figlie, si può anche riassaporare con dolcezza la magia di Parigi e Londra.
Alda Merini - La pazza della porta accanto
"E allora il poeta deve parlare, deve prendere questa materia incandescente che è la vita di tutti i giorni, e farne oro colato.."
Uno stupendo monologo della Merini, che parla di vita, di poesia e di amore solo come lei è in grado di fare. Uno stream of consciousness fino all'ultimo respiro, che racconta la vita di una donna che è intrecciata profondamente con la vita della poesia. Una donna per cui le parole tessono la realtà di tutti i giorni, in cui qualsiasi gesto è tradotto in arte e poesia. Da leggere tutto d'un fiato, e da sottolineare tutto per andarsi a rileggere qualche frase quando si ha bisogno di lei.
Chiara Cecilia Santamaria - Quello che le mamme non dicono
"Dire che non ho dormito quella notte sarebbe scontato. [...] Abbiamo fatto una cosa stupida, che è salutare la casa. I suoi spazi solo nostri. Sapere che saremmo tornati in tre era una consapevolezza sottile e pervasiva.."
Ho scoperto il blog di questa giovane scrittrice-neomamma-giornalista ma soprattutto donna, e non sono più riuscita a staccarmene. Ci torno quotidianamente per cercare updates e non ho potuto fare a meno che trotterellare per Milano alla ricerca del suo libro. Che dire, nella mente mi vengono in mente una miriade di aggettivi: esilarante, dolce, realistico, schietto, buffo, sincero, un pò bittersweet ma molto più sweet che bitter, capace di svegliare in te gli stessi pensieri e gli stessi turbamenti che il pensiero di una gravidanza può portare a galla. Ho riso fino alle lacrime in alcuni tratti (credo che non dimenticherò mai quello sui Teletubbies),spesso a tarda notte ripetendomi "ancora una pagina e spengo la luce", ho riflettuto molto su altri, mi sono sentita un pò lei in tanti altri. Un libro per giovani donne ma anche no, per mamme ma anche no, strepitosamente sincero su quel mondo troppo spesso stereotipato e roseo che è la scoperta di aspettare una creatura e tutto il turbine che ne consegue. Una scoperta dell'anno, non posso che consigliarlo con tutto l'entusiasmo che conosco.
Daria Bignardi - Non vi lascerò orfani
"Questo è la morte, oltre alla mancanza di chi non c'è più. E' la vita, con tutti i suoi ricordi. E amore. Tutto l'amore che chi se ne va ci ha dato, buono o cattivo che sia stato"
Una storia vera e persistente di una famiglia. L'incontro con la morte, i ricordi di una vita che riaffiorano dolorosamente, i sorrisi tirati ricordando le cose buffe. Perchè non c'è nulla di tanto potente quanto la morte che riporti in vita tutto quello che è stato. Devo ammettere che qualche lacrimuccia era lì lì per cadere, durante la lettura. Mi è piaciuto molto, sarà che nella descrizione della mamma ci ho ritrovato molto la descrizione della mia. Anneddoti buffi e tristi si mescolano in una grande tavolozza che pian piano forma il dipinto di una famiglia che potrebbe essere come tante, ma è unica.
Niccolò Ammaniti - Che la festa cominci
"Durante la notte della celebrazione usciremo allo scoperto e attaccheremo i sovietici, ci prenderemo quello che abbiamo bisogno per sopravvivere"
Che dire. In pieno stile Ammaniti, un libro disarmante, surreale ma mai così vero. Un ritratto esagerato ma non troppo della faziosità degli alti ambienti romani. Un torrente di follie che si mescolano perfettamente con la realtà, un preludio esilarante del gran finale che è la festa, in cui accadrà l'impossibile (o tutto il possibile). Scrittori, attori, una banda di dissidenti, le strade romane, i parchi, gli amori, le corruzioni, la vita. Tutto ciò che è la vita ai giorni nostri è dipinto in questa sgangherata storia, a prima vista una favola futuristica ma in realtà uno spaccato della società moderna. Da ridere e piangere, da riflettere e additare, da sconvolgersi e lasciarsi trasportare dal fiume in piena di eventi che in un crescendo porta al boato del gran finale.
Devo dire che ho parlato solo di libri che mi garbano. E che mi hanno fatta divertire ed emozionare. Ma prometto che prima o poi scriverò un post molto criticone. Per mettervi in guardia a non immergervi in letture che poco hanno a che fare con la leggerezza.
Comunque, oggi sono in vena di fare una rassegna stampa della mia libreria, anche se in questo periodo il tempo di leggere è limitato alle noiose tratte in treno e a comatosi stati pre-addormentamento.
Katherine Pancol - Il walzer lento delle tartarughe
"Ascoltando, osservando, annusando. E' così che non si invecchia. Invecchiamo quando ci rinchiudiamo, quando rifiutiamo di vedere, di sentire, di respirare. Vita e scrittura vanno spesso di pari passo."
Andando in ordine temporale, questo è l'ultimo che sto leggendo. Non so ancora la fine, quindi forse è presto per dare un giudizio, contando anche che questo piacevole libro è il secondo di una trilogia e io non ho letto il primo. E' un romanzo scorrevole, a tratti delicato, che esplora le psicologie e le emozioni di ogni personaggio come se fossero lì in piedi, uno dietro l'altro, e da qualche parte esistessero davvero. Con maestria l'autrice descrive espressioni, smorfie, sorrisi, tentennamenti e ire con sorprendente realismo. In un racconto dove la protagonista è sempre stata una forte donna relegata nell'ombra della sorella, del marito e delle figlie, si può anche riassaporare con dolcezza la magia di Parigi e Londra.
Alda Merini - La pazza della porta accanto
"E allora il poeta deve parlare, deve prendere questa materia incandescente che è la vita di tutti i giorni, e farne oro colato.."
Uno stupendo monologo della Merini, che parla di vita, di poesia e di amore solo come lei è in grado di fare. Uno stream of consciousness fino all'ultimo respiro, che racconta la vita di una donna che è intrecciata profondamente con la vita della poesia. Una donna per cui le parole tessono la realtà di tutti i giorni, in cui qualsiasi gesto è tradotto in arte e poesia. Da leggere tutto d'un fiato, e da sottolineare tutto per andarsi a rileggere qualche frase quando si ha bisogno di lei.
Chiara Cecilia Santamaria - Quello che le mamme non dicono
"Dire che non ho dormito quella notte sarebbe scontato. [...] Abbiamo fatto una cosa stupida, che è salutare la casa. I suoi spazi solo nostri. Sapere che saremmo tornati in tre era una consapevolezza sottile e pervasiva.."
Ho scoperto il blog di questa giovane scrittrice-neomamma-giornalista ma soprattutto donna, e non sono più riuscita a staccarmene. Ci torno quotidianamente per cercare updates e non ho potuto fare a meno che trotterellare per Milano alla ricerca del suo libro. Che dire, nella mente mi vengono in mente una miriade di aggettivi: esilarante, dolce, realistico, schietto, buffo, sincero, un pò bittersweet ma molto più sweet che bitter, capace di svegliare in te gli stessi pensieri e gli stessi turbamenti che il pensiero di una gravidanza può portare a galla. Ho riso fino alle lacrime in alcuni tratti (credo che non dimenticherò mai quello sui Teletubbies),spesso a tarda notte ripetendomi "ancora una pagina e spengo la luce", ho riflettuto molto su altri, mi sono sentita un pò lei in tanti altri. Un libro per giovani donne ma anche no, per mamme ma anche no, strepitosamente sincero su quel mondo troppo spesso stereotipato e roseo che è la scoperta di aspettare una creatura e tutto il turbine che ne consegue. Una scoperta dell'anno, non posso che consigliarlo con tutto l'entusiasmo che conosco.
Daria Bignardi - Non vi lascerò orfani
"Questo è la morte, oltre alla mancanza di chi non c'è più. E' la vita, con tutti i suoi ricordi. E amore. Tutto l'amore che chi se ne va ci ha dato, buono o cattivo che sia stato"
Una storia vera e persistente di una famiglia. L'incontro con la morte, i ricordi di una vita che riaffiorano dolorosamente, i sorrisi tirati ricordando le cose buffe. Perchè non c'è nulla di tanto potente quanto la morte che riporti in vita tutto quello che è stato. Devo ammettere che qualche lacrimuccia era lì lì per cadere, durante la lettura. Mi è piaciuto molto, sarà che nella descrizione della mamma ci ho ritrovato molto la descrizione della mia. Anneddoti buffi e tristi si mescolano in una grande tavolozza che pian piano forma il dipinto di una famiglia che potrebbe essere come tante, ma è unica.
Niccolò Ammaniti - Che la festa cominci
"Durante la notte della celebrazione usciremo allo scoperto e attaccheremo i sovietici, ci prenderemo quello che abbiamo bisogno per sopravvivere"
Che dire. In pieno stile Ammaniti, un libro disarmante, surreale ma mai così vero. Un ritratto esagerato ma non troppo della faziosità degli alti ambienti romani. Un torrente di follie che si mescolano perfettamente con la realtà, un preludio esilarante del gran finale che è la festa, in cui accadrà l'impossibile (o tutto il possibile). Scrittori, attori, una banda di dissidenti, le strade romane, i parchi, gli amori, le corruzioni, la vita. Tutto ciò che è la vita ai giorni nostri è dipinto in questa sgangherata storia, a prima vista una favola futuristica ma in realtà uno spaccato della società moderna. Da ridere e piangere, da riflettere e additare, da sconvolgersi e lasciarsi trasportare dal fiume in piena di eventi che in un crescendo porta al boato del gran finale.
Devo dire che ho parlato solo di libri che mi garbano. E che mi hanno fatta divertire ed emozionare. Ma prometto che prima o poi scriverò un post molto criticone. Per mettervi in guardia a non immergervi in letture che poco hanno a che fare con la leggerezza.
giovedì 9 febbraio 2012
Ottime idee. (Ovvero: buoni propositi sparsi a manciate)
Quante volte, nel dormiveglia, una serie infinita di ottime idee ci concilia il sonno, convinti che dal chicchirichì della mattina dopo la vita migliorerà notevolmente? E quante volte, alzandoci poi, se ci va di culo ricordiamo cosa abbiamo pensato la sera prima e lo malediciamo mentalmente, o addirittura la fase rem ha cancellato ogni traccia di ottimi propositi?
Non ditemi che non è vero.
Chissà cosa ci porta, la notte, ad essere più creativi e propositivi. Chissà quale grande aspettative (cfr Dickens) nutriamo nel domani. Vorrà ben dire qualcosa. Insomma, siamo ancora un popolo di speranzosi, in fondo. No?
Peccato poi per il desiderio realizzato a metà, che al mattino ci alziamo già con il piede sbagliato e arriviamo al lavoro/ università come se qualcuno ci avesse urinato nel caffè. Che razza di linea sottile c'è tra l'ottimismo serale e il pessimismo cosmico e universale del mattino dopo? Contando che non hai tempo per fare colazione e butti giù una boccata di latte gelato dal frigo, i denti li lavi mentre col calzascarpe e infili lo spazzolino nello stivale insieme al piede, la grande idea di notturna di fare dieci minuti di yoga ogni mattina prima di colazione finisce nella spazzatura insieme alla bratta del caffè che hai bruciato.
Ma, e c'è un MA, ogni tanto questi buoni propositi, per una serie di fortuite coincidenze cosmiche, riescono effettivamente a realizzarsi. Quindi riesci effettivamente ad andare in palestra, anche se alla sera ti raccogli col cucchiaino, finalmente hai la voglia e il tempo di trascinarti a farti le sopracciglia, che col tempo hai martoriato fino a farle sembrare dei bruchi anche parecchio storti, cambi gli occhiali, e finalmente ci vedi. (E lo sanno tutti, perchè per due giorni vaghi per casa e per strada dicendo a chiunque "Ci vedo, ci vedo! Le forme, i colori..ora tutto ha un senso!"). Ti compri un rossetto, che hai sempre sognato, e pure in saldo. Riesci anche a concludere degnamente gli esami. E con degnamente intendi alla grande, ma precisina come sei, ancora non ti vanno alla perfezione. Comunque, ogni tanto ci sono quelle mattine dove non hai fretta, dove scrivi un post davanti ad un caffè, il sole che entra dalla finestra e la voglia di fare che hai alla sera prima di crollare a bocca aperta sul cuscino. Quelle mattine dove tutto è pieno di prospettive, voglia di fare, fiducia in sè stessi e anche quella sensazione di esserti svegliata persino un pochettino più figa della sera precedente.
E diciamo che la prospettiva di una microfuga a Firenze nel weekend, anche se si prospetta il weekend più freddo degli ultimi duemila anni, rende il tutto decisamente più roseo. Sarà che l'idea di mettere in valigia a caso qualche cosa e spostarmi, vagare, fotografare, imprimere nella mente sapori, colori e odori già mi manda in fibrillazione.
I problemi, il futuro, tutto quello che viene, per una volta è lì, annichilito in un angolo, in standby.
Non ditemi che non è vero.
Chissà cosa ci porta, la notte, ad essere più creativi e propositivi. Chissà quale grande aspettative (cfr Dickens) nutriamo nel domani. Vorrà ben dire qualcosa. Insomma, siamo ancora un popolo di speranzosi, in fondo. No?
Peccato poi per il desiderio realizzato a metà, che al mattino ci alziamo già con il piede sbagliato e arriviamo al lavoro/ università come se qualcuno ci avesse urinato nel caffè. Che razza di linea sottile c'è tra l'ottimismo serale e il pessimismo cosmico e universale del mattino dopo? Contando che non hai tempo per fare colazione e butti giù una boccata di latte gelato dal frigo, i denti li lavi mentre col calzascarpe e infili lo spazzolino nello stivale insieme al piede, la grande idea di notturna di fare dieci minuti di yoga ogni mattina prima di colazione finisce nella spazzatura insieme alla bratta del caffè che hai bruciato.
Ma, e c'è un MA, ogni tanto questi buoni propositi, per una serie di fortuite coincidenze cosmiche, riescono effettivamente a realizzarsi. Quindi riesci effettivamente ad andare in palestra, anche se alla sera ti raccogli col cucchiaino, finalmente hai la voglia e il tempo di trascinarti a farti le sopracciglia, che col tempo hai martoriato fino a farle sembrare dei bruchi anche parecchio storti, cambi gli occhiali, e finalmente ci vedi. (E lo sanno tutti, perchè per due giorni vaghi per casa e per strada dicendo a chiunque "Ci vedo, ci vedo! Le forme, i colori..ora tutto ha un senso!"). Ti compri un rossetto, che hai sempre sognato, e pure in saldo. Riesci anche a concludere degnamente gli esami. E con degnamente intendi alla grande, ma precisina come sei, ancora non ti vanno alla perfezione. Comunque, ogni tanto ci sono quelle mattine dove non hai fretta, dove scrivi un post davanti ad un caffè, il sole che entra dalla finestra e la voglia di fare che hai alla sera prima di crollare a bocca aperta sul cuscino. Quelle mattine dove tutto è pieno di prospettive, voglia di fare, fiducia in sè stessi e anche quella sensazione di esserti svegliata persino un pochettino più figa della sera precedente.
E diciamo che la prospettiva di una microfuga a Firenze nel weekend, anche se si prospetta il weekend più freddo degli ultimi duemila anni, rende il tutto decisamente più roseo. Sarà che l'idea di mettere in valigia a caso qualche cosa e spostarmi, vagare, fotografare, imprimere nella mente sapori, colori e odori già mi manda in fibrillazione.
I problemi, il futuro, tutto quello che viene, per una volta è lì, annichilito in un angolo, in standby.
sabato 22 ottobre 2011
Che sapore ha la serenità?
Eh. Che sapore ha?
Perchè a me pare qualcosa di dolce, di avvolgente. Ma allo stesso tempo qualcosa di speziato, di pungente, di inebriante. Qualcosa che avvolge e inebria, ecco.
Qualcosa che senti con la punta della lingua, che si sparge per tutto il tuo corpo.
E non sono nemmeno sicura di averla gustata abbastanza.
A volte è solo un pizzico sulla punta della lingua, raramente è una boccata piena.
Uno di quei gusti che sai di apprezzare, ma che non riesci bene a focalizzare, se ci ripensi.
E io riesco a focalizzarlo più intensamente a volte, molto meno altre.
Ci siamo mai chiesti, cosa vuol dire essere sereni?
Ci siamo mai fermati qualche minuto a realizzare quali sono gli ingredienti, per la serenità?
O forse la serenità arriva solo quando non si è ossessionati dalla sua ricerca?
Può darsi.
Eppure non posso fare a meno di chiedermelo.
Soprattutto nei momenti in cui riesco ad assaporarla con la punta della lingua.
Perchè si, ne voglio di più.
Ne voglio ancora, voglio che non finisca mai.
Voglio ubriacarmi di serenità.
Eppure, silenziosa com'è arrivata, se ne va.
E tu rimani così, con ancora quel sapore in bocca, ma che dopo qualche attimo è già svanito.
Perchè infondo, cosa conta più della serenità?
I soldi, l'amore, la salute, i viaggi..tutto è una somma, tutto è un mezzo per arrivare all'obiettivo finale: vivere serenamente.
E lottiamo ogni giorno per questo.
E fatichiamo, per questo.
Arriviamo anche a strapparci i capelli, per quell'attimo di serenità che ci spetta.
Ecco, io oggi il mio attimo di serenità l'ho assaporato con tutte le cellule del mio corpo: una giornata di sole, fredda, tersa, ventosa. Ho tirato le tende, la spiaggia deserta e il mare calmo e piatto a darmi il buongiorno. La casa silenziosa. Il profumo del caffè appena fatto, una spremuta e una fetta di torta fatta in casa.
Colazione davanti alla lettura delle notizie del giorno, un sorriso davanti alla Playlist dei miei ultimi dieci anni di Vanity Fair.
Una commissione in centro, in macchina con qualche canzone canticchiata sottovoce.
Ed eccola qui, la mia mattinata di serenità.
Eppure, schiocco la lingua sul palato, e ora sta già svanendo..
Perchè a me pare qualcosa di dolce, di avvolgente. Ma allo stesso tempo qualcosa di speziato, di pungente, di inebriante. Qualcosa che avvolge e inebria, ecco.
Qualcosa che senti con la punta della lingua, che si sparge per tutto il tuo corpo.
E non sono nemmeno sicura di averla gustata abbastanza.
A volte è solo un pizzico sulla punta della lingua, raramente è una boccata piena.
Uno di quei gusti che sai di apprezzare, ma che non riesci bene a focalizzare, se ci ripensi.
E io riesco a focalizzarlo più intensamente a volte, molto meno altre.
Ci siamo mai chiesti, cosa vuol dire essere sereni?
Ci siamo mai fermati qualche minuto a realizzare quali sono gli ingredienti, per la serenità?
O forse la serenità arriva solo quando non si è ossessionati dalla sua ricerca?
Può darsi.
Eppure non posso fare a meno di chiedermelo.
Soprattutto nei momenti in cui riesco ad assaporarla con la punta della lingua.
Perchè si, ne voglio di più.
Ne voglio ancora, voglio che non finisca mai.
Voglio ubriacarmi di serenità.
Eppure, silenziosa com'è arrivata, se ne va.
E tu rimani così, con ancora quel sapore in bocca, ma che dopo qualche attimo è già svanito.
Perchè infondo, cosa conta più della serenità?
I soldi, l'amore, la salute, i viaggi..tutto è una somma, tutto è un mezzo per arrivare all'obiettivo finale: vivere serenamente.
E lottiamo ogni giorno per questo.
E fatichiamo, per questo.
Arriviamo anche a strapparci i capelli, per quell'attimo di serenità che ci spetta.
Ecco, io oggi il mio attimo di serenità l'ho assaporato con tutte le cellule del mio corpo: una giornata di sole, fredda, tersa, ventosa. Ho tirato le tende, la spiaggia deserta e il mare calmo e piatto a darmi il buongiorno. La casa silenziosa. Il profumo del caffè appena fatto, una spremuta e una fetta di torta fatta in casa.
Colazione davanti alla lettura delle notizie del giorno, un sorriso davanti alla Playlist dei miei ultimi dieci anni di Vanity Fair.
Una commissione in centro, in macchina con qualche canzone canticchiata sottovoce.
Ed eccola qui, la mia mattinata di serenità.
Eppure, schiocco la lingua sul palato, e ora sta già svanendo..
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Uomini che amano le donne
Partendo dal presupposto che ne ho sentite talmente tante che - giuro - potrei scriverci un best seller, gli uomini riescono sempre a sorprendermi. Passano da spietati sciupafemmine a teneri cuccioli abbandonati con l'occhi piegati all'ingiù. Che la delicata alchimia uomo-donna sia oggetto di misteri, indagini e ricerche dalla notte dei tempi è ormai chiaro e non sono certo io a spiegarlo, ma non riesco a farmi una ragione di una serie di avvenimenti a catena a cui mi capita spesso di assistere.
Dunque, è doverosa una sorta di classificazione dell'uomo-tipo, che nonostante rigidi criteri, potrà comunque essere un misto tra due o più categorie.
L'APPOGGIATORE
Non ditemi che non l'avete mai incontrato. Ho un amico che praticamente fa quello, di lavoro. Proprio non conoscete la categoria? Va bene, allora ve lo spiego. L'appoggiatore è una tipologia di uomo scaltro come un furetto (?) che in occasioni in cui la luce è soffusa o in ambienti molto affollati, con la nonchalance di un elefante e lo sguardo bovino si avvicina e ve lo appoggia. Si. Il luogo prediletto è la discoteca, luogo di ritrovo di sedicenni come di quarantenni ancora con la voglia di accalappiare qualche ragazzina. Insomma, passo felpato, tu senti una certa presenza oscura al di sopra di te e avanzi di qualche passo, ma lui per nulla intimidito insiste finchè con un abile movimento di anca dondola esattamente a mezzo millimetro dal tuo sedere. La cosa che davvero ora mi domando è: ma con qualcuna mai, ha funzionato? La conseguente questione è: ma a voi uomini, sembra davvero così arrapante? A noi sembra di avere la mano morta sul sedere in autobus. O il maniaco che dopo qualche minuto si apre l'impermeabile.
IL TOMBEUR DE FEMME
Di solito ha già passato i vent'anni da un pezzo, ma insiste sul fatto che lui di storie serie non ne vuole avere. Il libertino per eccellenza, ride e scherza additando povere coppiette ignare, lui mai si incatenerebbe così ad una misera donna. E' il Don Giovanni della situazione, quello in cui appena si sente parlare di un argomento che NON è: birra, pub, aperitivo sulla spiaggia, infradito e cinemino una volta al mese, fugge a gambe levate. Insomma, quando il gioco si fa duro, i duri si chiedono se è il caso. Lui è il cuore di pietra, che mai ci casca, che il sentimento è un'invenzione cinematografica. La parola con cui potresti descriverlo è "scialla". Nel gergo giovanile. Che tradotto in italiano corrente significa: appena devo mettermi in gioco, me la faccio sotto.
THE PUPPY
Ovvero: il cucciolo di cui sopra. Lui non cerca una compagna, una friend-with-benefits ogni tanto, una con cui leccare un cono gelato in riva al mare o da portare al cinema. Lui vuole la donna della vita. Ha vent'anni, ma vuole una storia d'amore come quella di Cenerentola, compresa di happy ending. Si immagina già con il capello brizzolato ad aiutarla a fare l'uncinetto, a posare la dentiera sul comodino la sera e a fare pranzi di famiglia la domenica. Si strugge, l'amore per lui dev'essere con la A maiuscola, pieno di per sempre e di lucchetti che anche Moccia avrebbe un conato. Spesso il puppy cade nella categoria qui sotto, ovvero..
LO ZERBINO
Detto Zerbi per gli amici, esiste sì, anche in versione maschile. Donne zerbino se ne vedono assai in giro, ma se guardiamo attentamente, di uomini Zerbi ne è pieno il mondo. Variante della categoria Puppy, lui non è solo un cucciolo sperduto in cerca d'amore, ma crescendo impara anche a portarti le pantofole e il giornale. E' sempre pronto a correrti intorno scodinzolando. Si chiede in continuazione come può rendersi utile, e di solito tu, la tu della situazione, te ne approfitti. Per un semplice gioco di logica. Se posso avere quello che voglio senza dover chiedere nè dare nulla in cambio, perchè non approfittarmene?
Quindi, te ne approfitti. Lo porti al club del libro, da Zara con una montagna di giacchettini in mano da farti provare, a prendere il gelato quando hai il ciclo e sei di cattivo umore. Lo lasci a casa con una ciotola di croccantini quando invece vuoi andare a ballare. E lui ci sta, attendendo il tuo ritorno per scodinzolare di nuovo.
L'INSEPARABILE
No, non da te. Dai suoi amici. Non ditemi che non è mai successo. Magari galoppano allegramente verso i quaranta, ma il giovedì sera è calcetto fisso, il venerdi sera è la serata playstation e rutto libero, il mercoledì e la domenica c'è la partita. Se poi mercoledì è il tuo compleanno, sei proprio sfigatissssima. Festeggerete giov..ah no, forse ven.. vabbè insomma, festeggerete sabato. Questa tipologia di uomo sarebbe in grado di rispondere ad un messaggio dell'amico pirla, con tanto di risatina, nel bel mezzo di un giro di lenzuola. E' quello che quando hai un problema e lo trovi concentrato per quei tre minuti ne approfitti parlandogliene, ma se chiama Ginetto per il pokerino del lunedì sera sei fregata. Insomma, più che un fidanzato ti sei guadagnata una barcata di figli adolescenti.
Ordunque, qui ci sono praticamente tutti gli uomini che avete incontrato nella vostra vita, me lo sento. Alcune volte pizzicano caratteristiche qua e là dalle diverse categorie, ma sempre loro sono.
Adorabili.
Dunque, è doverosa una sorta di classificazione dell'uomo-tipo, che nonostante rigidi criteri, potrà comunque essere un misto tra due o più categorie.
L'APPOGGIATORE
Non ditemi che non l'avete mai incontrato. Ho un amico che praticamente fa quello, di lavoro. Proprio non conoscete la categoria? Va bene, allora ve lo spiego. L'appoggiatore è una tipologia di uomo scaltro come un furetto (?) che in occasioni in cui la luce è soffusa o in ambienti molto affollati, con la nonchalance di un elefante e lo sguardo bovino si avvicina e ve lo appoggia. Si. Il luogo prediletto è la discoteca, luogo di ritrovo di sedicenni come di quarantenni ancora con la voglia di accalappiare qualche ragazzina. Insomma, passo felpato, tu senti una certa presenza oscura al di sopra di te e avanzi di qualche passo, ma lui per nulla intimidito insiste finchè con un abile movimento di anca dondola esattamente a mezzo millimetro dal tuo sedere. La cosa che davvero ora mi domando è: ma con qualcuna mai, ha funzionato? La conseguente questione è: ma a voi uomini, sembra davvero così arrapante? A noi sembra di avere la mano morta sul sedere in autobus. O il maniaco che dopo qualche minuto si apre l'impermeabile.
IL TOMBEUR DE FEMME
Di solito ha già passato i vent'anni da un pezzo, ma insiste sul fatto che lui di storie serie non ne vuole avere. Il libertino per eccellenza, ride e scherza additando povere coppiette ignare, lui mai si incatenerebbe così ad una misera donna. E' il Don Giovanni della situazione, quello in cui appena si sente parlare di un argomento che NON è: birra, pub, aperitivo sulla spiaggia, infradito e cinemino una volta al mese, fugge a gambe levate. Insomma, quando il gioco si fa duro, i duri si chiedono se è il caso. Lui è il cuore di pietra, che mai ci casca, che il sentimento è un'invenzione cinematografica. La parola con cui potresti descriverlo è "scialla". Nel gergo giovanile. Che tradotto in italiano corrente significa: appena devo mettermi in gioco, me la faccio sotto.
THE PUPPY
Ovvero: il cucciolo di cui sopra. Lui non cerca una compagna, una friend-with-benefits ogni tanto, una con cui leccare un cono gelato in riva al mare o da portare al cinema. Lui vuole la donna della vita. Ha vent'anni, ma vuole una storia d'amore come quella di Cenerentola, compresa di happy ending. Si immagina già con il capello brizzolato ad aiutarla a fare l'uncinetto, a posare la dentiera sul comodino la sera e a fare pranzi di famiglia la domenica. Si strugge, l'amore per lui dev'essere con la A maiuscola, pieno di per sempre e di lucchetti che anche Moccia avrebbe un conato. Spesso il puppy cade nella categoria qui sotto, ovvero..
LO ZERBINO
Detto Zerbi per gli amici, esiste sì, anche in versione maschile. Donne zerbino se ne vedono assai in giro, ma se guardiamo attentamente, di uomini Zerbi ne è pieno il mondo. Variante della categoria Puppy, lui non è solo un cucciolo sperduto in cerca d'amore, ma crescendo impara anche a portarti le pantofole e il giornale. E' sempre pronto a correrti intorno scodinzolando. Si chiede in continuazione come può rendersi utile, e di solito tu, la tu della situazione, te ne approfitti. Per un semplice gioco di logica. Se posso avere quello che voglio senza dover chiedere nè dare nulla in cambio, perchè non approfittarmene?
Quindi, te ne approfitti. Lo porti al club del libro, da Zara con una montagna di giacchettini in mano da farti provare, a prendere il gelato quando hai il ciclo e sei di cattivo umore. Lo lasci a casa con una ciotola di croccantini quando invece vuoi andare a ballare. E lui ci sta, attendendo il tuo ritorno per scodinzolare di nuovo.
L'INSEPARABILE
No, non da te. Dai suoi amici. Non ditemi che non è mai successo. Magari galoppano allegramente verso i quaranta, ma il giovedì sera è calcetto fisso, il venerdi sera è la serata playstation e rutto libero, il mercoledì e la domenica c'è la partita. Se poi mercoledì è il tuo compleanno, sei proprio sfigatissssima. Festeggerete giov..ah no, forse ven.. vabbè insomma, festeggerete sabato. Questa tipologia di uomo sarebbe in grado di rispondere ad un messaggio dell'amico pirla, con tanto di risatina, nel bel mezzo di un giro di lenzuola. E' quello che quando hai un problema e lo trovi concentrato per quei tre minuti ne approfitti parlandogliene, ma se chiama Ginetto per il pokerino del lunedì sera sei fregata. Insomma, più che un fidanzato ti sei guadagnata una barcata di figli adolescenti.
Ordunque, qui ci sono praticamente tutti gli uomini che avete incontrato nella vostra vita, me lo sento. Alcune volte pizzicano caratteristiche qua e là dalle diverse categorie, ma sempre loro sono.
Adorabili.
Il comodino di Alessandra.
Oggi mi sono svegliata un pò intellettuale con l'occhiale messo di traverso sul naso. (Quello ce l'ho davvero, forse è il caso di stringere le..stanghette.) E forse quell'angolo sfocato dello schermo del pc non è una mosca schiacciata ma una bella ditata sulla lente. Ma perchè non riesco a fermarmi e mi arrendo alla mia incontinenza verbale?
Comunque, oggi sono in vena di fare una rassegna stampa della mia libreria, anche se in questo periodo il tempo di leggere è limitato alle noiose tratte in treno e a comatosi stati pre-addormentamento.
Katherine Pancol - Il walzer lento delle tartarughe
"Ascoltando, osservando, annusando. E' così che non si invecchia. Invecchiamo quando ci rinchiudiamo, quando rifiutiamo di vedere, di sentire, di respirare. Vita e scrittura vanno spesso di pari passo."
Andando in ordine temporale, questo è l'ultimo che sto leggendo. Non so ancora la fine, quindi forse è presto per dare un giudizio, contando anche che questo piacevole libro è il secondo di una trilogia e io non ho letto il primo. E' un romanzo scorrevole, a tratti delicato, che esplora le psicologie e le emozioni di ogni personaggio come se fossero lì in piedi, uno dietro l'altro, e da qualche parte esistessero davvero. Con maestria l'autrice descrive espressioni, smorfie, sorrisi, tentennamenti e ire con sorprendente realismo. In un racconto dove la protagonista è sempre stata una forte donna relegata nell'ombra della sorella, del marito e delle figlie, si può anche riassaporare con dolcezza la magia di Parigi e Londra.
Alda Merini - La pazza della porta accanto
"E allora il poeta deve parlare, deve prendere questa materia incandescente che è la vita di tutti i giorni, e farne oro colato.."
Uno stupendo monologo della Merini, che parla di vita, di poesia e di amore solo come lei è in grado di fare. Uno stream of consciousness fino all'ultimo respiro, che racconta la vita di una donna che è intrecciata profondamente con la vita della poesia. Una donna per cui le parole tessono la realtà di tutti i giorni, in cui qualsiasi gesto è tradotto in arte e poesia. Da leggere tutto d'un fiato, e da sottolineare tutto per andarsi a rileggere qualche frase quando si ha bisogno di lei.
Chiara Cecilia Santamaria - Quello che le mamme non dicono
"Dire che non ho dormito quella notte sarebbe scontato. [...] Abbiamo fatto una cosa stupida, che è salutare la casa. I suoi spazi solo nostri. Sapere che saremmo tornati in tre era una consapevolezza sottile e pervasiva.."
Ho scoperto il blog di questa giovane scrittrice-neomamma-giornalista ma soprattutto donna, e non sono più riuscita a staccarmene. Ci torno quotidianamente per cercare updates e non ho potuto fare a meno che trotterellare per Milano alla ricerca del suo libro. Che dire, nella mente mi vengono in mente una miriade di aggettivi: esilarante, dolce, realistico, schietto, buffo, sincero, un pò bittersweet ma molto più sweet che bitter, capace di svegliare in te gli stessi pensieri e gli stessi turbamenti che il pensiero di una gravidanza può portare a galla. Ho riso fino alle lacrime in alcuni tratti (credo che non dimenticherò mai quello sui Teletubbies),spesso a tarda notte ripetendomi "ancora una pagina e spengo la luce", ho riflettuto molto su altri, mi sono sentita un pò lei in tanti altri. Un libro per giovani donne ma anche no, per mamme ma anche no, strepitosamente sincero su quel mondo troppo spesso stereotipato e roseo che è la scoperta di aspettare una creatura e tutto il turbine che ne consegue. Una scoperta dell'anno, non posso che consigliarlo con tutto l'entusiasmo che conosco.
Daria Bignardi - Non vi lascerò orfani
"Questo è la morte, oltre alla mancanza di chi non c'è più. E' la vita, con tutti i suoi ricordi. E amore. Tutto l'amore che chi se ne va ci ha dato, buono o cattivo che sia stato"
Una storia vera e persistente di una famiglia. L'incontro con la morte, i ricordi di una vita che riaffiorano dolorosamente, i sorrisi tirati ricordando le cose buffe. Perchè non c'è nulla di tanto potente quanto la morte che riporti in vita tutto quello che è stato. Devo ammettere che qualche lacrimuccia era lì lì per cadere, durante la lettura. Mi è piaciuto molto, sarà che nella descrizione della mamma ci ho ritrovato molto la descrizione della mia. Anneddoti buffi e tristi si mescolano in una grande tavolozza che pian piano forma il dipinto di una famiglia che potrebbe essere come tante, ma è unica.
Niccolò Ammaniti - Che la festa cominci
"Durante la notte della celebrazione usciremo allo scoperto e attaccheremo i sovietici, ci prenderemo quello che abbiamo bisogno per sopravvivere"
Che dire. In pieno stile Ammaniti, un libro disarmante, surreale ma mai così vero. Un ritratto esagerato ma non troppo della faziosità degli alti ambienti romani. Un torrente di follie che si mescolano perfettamente con la realtà, un preludio esilarante del gran finale che è la festa, in cui accadrà l'impossibile (o tutto il possibile). Scrittori, attori, una banda di dissidenti, le strade romane, i parchi, gli amori, le corruzioni, la vita. Tutto ciò che è la vita ai giorni nostri è dipinto in questa sgangherata storia, a prima vista una favola futuristica ma in realtà uno spaccato della società moderna. Da ridere e piangere, da riflettere e additare, da sconvolgersi e lasciarsi trasportare dal fiume in piena di eventi che in un crescendo porta al boato del gran finale.
Devo dire che ho parlato solo di libri che mi garbano. E che mi hanno fatta divertire ed emozionare. Ma prometto che prima o poi scriverò un post molto criticone. Per mettervi in guardia a non immergervi in letture che poco hanno a che fare con la leggerezza.
Comunque, oggi sono in vena di fare una rassegna stampa della mia libreria, anche se in questo periodo il tempo di leggere è limitato alle noiose tratte in treno e a comatosi stati pre-addormentamento.
Katherine Pancol - Il walzer lento delle tartarughe
"Ascoltando, osservando, annusando. E' così che non si invecchia. Invecchiamo quando ci rinchiudiamo, quando rifiutiamo di vedere, di sentire, di respirare. Vita e scrittura vanno spesso di pari passo."
Andando in ordine temporale, questo è l'ultimo che sto leggendo. Non so ancora la fine, quindi forse è presto per dare un giudizio, contando anche che questo piacevole libro è il secondo di una trilogia e io non ho letto il primo. E' un romanzo scorrevole, a tratti delicato, che esplora le psicologie e le emozioni di ogni personaggio come se fossero lì in piedi, uno dietro l'altro, e da qualche parte esistessero davvero. Con maestria l'autrice descrive espressioni, smorfie, sorrisi, tentennamenti e ire con sorprendente realismo. In un racconto dove la protagonista è sempre stata una forte donna relegata nell'ombra della sorella, del marito e delle figlie, si può anche riassaporare con dolcezza la magia di Parigi e Londra.
Alda Merini - La pazza della porta accanto
"E allora il poeta deve parlare, deve prendere questa materia incandescente che è la vita di tutti i giorni, e farne oro colato.."
Uno stupendo monologo della Merini, che parla di vita, di poesia e di amore solo come lei è in grado di fare. Uno stream of consciousness fino all'ultimo respiro, che racconta la vita di una donna che è intrecciata profondamente con la vita della poesia. Una donna per cui le parole tessono la realtà di tutti i giorni, in cui qualsiasi gesto è tradotto in arte e poesia. Da leggere tutto d'un fiato, e da sottolineare tutto per andarsi a rileggere qualche frase quando si ha bisogno di lei.
Chiara Cecilia Santamaria - Quello che le mamme non dicono
"Dire che non ho dormito quella notte sarebbe scontato. [...] Abbiamo fatto una cosa stupida, che è salutare la casa. I suoi spazi solo nostri. Sapere che saremmo tornati in tre era una consapevolezza sottile e pervasiva.."
Ho scoperto il blog di questa giovane scrittrice-neomamma-giornalista ma soprattutto donna, e non sono più riuscita a staccarmene. Ci torno quotidianamente per cercare updates e non ho potuto fare a meno che trotterellare per Milano alla ricerca del suo libro. Che dire, nella mente mi vengono in mente una miriade di aggettivi: esilarante, dolce, realistico, schietto, buffo, sincero, un pò bittersweet ma molto più sweet che bitter, capace di svegliare in te gli stessi pensieri e gli stessi turbamenti che il pensiero di una gravidanza può portare a galla. Ho riso fino alle lacrime in alcuni tratti (credo che non dimenticherò mai quello sui Teletubbies),spesso a tarda notte ripetendomi "ancora una pagina e spengo la luce", ho riflettuto molto su altri, mi sono sentita un pò lei in tanti altri. Un libro per giovani donne ma anche no, per mamme ma anche no, strepitosamente sincero su quel mondo troppo spesso stereotipato e roseo che è la scoperta di aspettare una creatura e tutto il turbine che ne consegue. Una scoperta dell'anno, non posso che consigliarlo con tutto l'entusiasmo che conosco.
Daria Bignardi - Non vi lascerò orfani
"Questo è la morte, oltre alla mancanza di chi non c'è più. E' la vita, con tutti i suoi ricordi. E amore. Tutto l'amore che chi se ne va ci ha dato, buono o cattivo che sia stato"
Una storia vera e persistente di una famiglia. L'incontro con la morte, i ricordi di una vita che riaffiorano dolorosamente, i sorrisi tirati ricordando le cose buffe. Perchè non c'è nulla di tanto potente quanto la morte che riporti in vita tutto quello che è stato. Devo ammettere che qualche lacrimuccia era lì lì per cadere, durante la lettura. Mi è piaciuto molto, sarà che nella descrizione della mamma ci ho ritrovato molto la descrizione della mia. Anneddoti buffi e tristi si mescolano in una grande tavolozza che pian piano forma il dipinto di una famiglia che potrebbe essere come tante, ma è unica.
Niccolò Ammaniti - Che la festa cominci
"Durante la notte della celebrazione usciremo allo scoperto e attaccheremo i sovietici, ci prenderemo quello che abbiamo bisogno per sopravvivere"
Che dire. In pieno stile Ammaniti, un libro disarmante, surreale ma mai così vero. Un ritratto esagerato ma non troppo della faziosità degli alti ambienti romani. Un torrente di follie che si mescolano perfettamente con la realtà, un preludio esilarante del gran finale che è la festa, in cui accadrà l'impossibile (o tutto il possibile). Scrittori, attori, una banda di dissidenti, le strade romane, i parchi, gli amori, le corruzioni, la vita. Tutto ciò che è la vita ai giorni nostri è dipinto in questa sgangherata storia, a prima vista una favola futuristica ma in realtà uno spaccato della società moderna. Da ridere e piangere, da riflettere e additare, da sconvolgersi e lasciarsi trasportare dal fiume in piena di eventi che in un crescendo porta al boato del gran finale.
Devo dire che ho parlato solo di libri che mi garbano. E che mi hanno fatta divertire ed emozionare. Ma prometto che prima o poi scriverò un post molto criticone. Per mettervi in guardia a non immergervi in letture che poco hanno a che fare con la leggerezza.
Ottime idee. (Ovvero: buoni propositi sparsi a manciate)
Quante volte, nel dormiveglia, una serie infinita di ottime idee ci concilia il sonno, convinti che dal chicchirichì della mattina dopo la vita migliorerà notevolmente? E quante volte, alzandoci poi, se ci va di culo ricordiamo cosa abbiamo pensato la sera prima e lo malediciamo mentalmente, o addirittura la fase rem ha cancellato ogni traccia di ottimi propositi?
Non ditemi che non è vero.
Chissà cosa ci porta, la notte, ad essere più creativi e propositivi. Chissà quale grande aspettative (cfr Dickens) nutriamo nel domani. Vorrà ben dire qualcosa. Insomma, siamo ancora un popolo di speranzosi, in fondo. No?
Peccato poi per il desiderio realizzato a metà, che al mattino ci alziamo già con il piede sbagliato e arriviamo al lavoro/ università come se qualcuno ci avesse urinato nel caffè. Che razza di linea sottile c'è tra l'ottimismo serale e il pessimismo cosmico e universale del mattino dopo? Contando che non hai tempo per fare colazione e butti giù una boccata di latte gelato dal frigo, i denti li lavi mentre col calzascarpe e infili lo spazzolino nello stivale insieme al piede, la grande idea di notturna di fare dieci minuti di yoga ogni mattina prima di colazione finisce nella spazzatura insieme alla bratta del caffè che hai bruciato.
Ma, e c'è un MA, ogni tanto questi buoni propositi, per una serie di fortuite coincidenze cosmiche, riescono effettivamente a realizzarsi. Quindi riesci effettivamente ad andare in palestra, anche se alla sera ti raccogli col cucchiaino, finalmente hai la voglia e il tempo di trascinarti a farti le sopracciglia, che col tempo hai martoriato fino a farle sembrare dei bruchi anche parecchio storti, cambi gli occhiali, e finalmente ci vedi. (E lo sanno tutti, perchè per due giorni vaghi per casa e per strada dicendo a chiunque "Ci vedo, ci vedo! Le forme, i colori..ora tutto ha un senso!"). Ti compri un rossetto, che hai sempre sognato, e pure in saldo. Riesci anche a concludere degnamente gli esami. E con degnamente intendi alla grande, ma precisina come sei, ancora non ti vanno alla perfezione. Comunque, ogni tanto ci sono quelle mattine dove non hai fretta, dove scrivi un post davanti ad un caffè, il sole che entra dalla finestra e la voglia di fare che hai alla sera prima di crollare a bocca aperta sul cuscino. Quelle mattine dove tutto è pieno di prospettive, voglia di fare, fiducia in sè stessi e anche quella sensazione di esserti svegliata persino un pochettino più figa della sera precedente.
E diciamo che la prospettiva di una microfuga a Firenze nel weekend, anche se si prospetta il weekend più freddo degli ultimi duemila anni, rende il tutto decisamente più roseo. Sarà che l'idea di mettere in valigia a caso qualche cosa e spostarmi, vagare, fotografare, imprimere nella mente sapori, colori e odori già mi manda in fibrillazione.
I problemi, il futuro, tutto quello che viene, per una volta è lì, annichilito in un angolo, in standby.
Non ditemi che non è vero.
Chissà cosa ci porta, la notte, ad essere più creativi e propositivi. Chissà quale grande aspettative (cfr Dickens) nutriamo nel domani. Vorrà ben dire qualcosa. Insomma, siamo ancora un popolo di speranzosi, in fondo. No?
Peccato poi per il desiderio realizzato a metà, che al mattino ci alziamo già con il piede sbagliato e arriviamo al lavoro/ università come se qualcuno ci avesse urinato nel caffè. Che razza di linea sottile c'è tra l'ottimismo serale e il pessimismo cosmico e universale del mattino dopo? Contando che non hai tempo per fare colazione e butti giù una boccata di latte gelato dal frigo, i denti li lavi mentre col calzascarpe e infili lo spazzolino nello stivale insieme al piede, la grande idea di notturna di fare dieci minuti di yoga ogni mattina prima di colazione finisce nella spazzatura insieme alla bratta del caffè che hai bruciato.
Ma, e c'è un MA, ogni tanto questi buoni propositi, per una serie di fortuite coincidenze cosmiche, riescono effettivamente a realizzarsi. Quindi riesci effettivamente ad andare in palestra, anche se alla sera ti raccogli col cucchiaino, finalmente hai la voglia e il tempo di trascinarti a farti le sopracciglia, che col tempo hai martoriato fino a farle sembrare dei bruchi anche parecchio storti, cambi gli occhiali, e finalmente ci vedi. (E lo sanno tutti, perchè per due giorni vaghi per casa e per strada dicendo a chiunque "Ci vedo, ci vedo! Le forme, i colori..ora tutto ha un senso!"). Ti compri un rossetto, che hai sempre sognato, e pure in saldo. Riesci anche a concludere degnamente gli esami. E con degnamente intendi alla grande, ma precisina come sei, ancora non ti vanno alla perfezione. Comunque, ogni tanto ci sono quelle mattine dove non hai fretta, dove scrivi un post davanti ad un caffè, il sole che entra dalla finestra e la voglia di fare che hai alla sera prima di crollare a bocca aperta sul cuscino. Quelle mattine dove tutto è pieno di prospettive, voglia di fare, fiducia in sè stessi e anche quella sensazione di esserti svegliata persino un pochettino più figa della sera precedente.
E diciamo che la prospettiva di una microfuga a Firenze nel weekend, anche se si prospetta il weekend più freddo degli ultimi duemila anni, rende il tutto decisamente più roseo. Sarà che l'idea di mettere in valigia a caso qualche cosa e spostarmi, vagare, fotografare, imprimere nella mente sapori, colori e odori già mi manda in fibrillazione.
I problemi, il futuro, tutto quello che viene, per una volta è lì, annichilito in un angolo, in standby.
Che sapore ha la serenità?
Eh. Che sapore ha?
Perchè a me pare qualcosa di dolce, di avvolgente. Ma allo stesso tempo qualcosa di speziato, di pungente, di inebriante. Qualcosa che avvolge e inebria, ecco.
Qualcosa che senti con la punta della lingua, che si sparge per tutto il tuo corpo.
E non sono nemmeno sicura di averla gustata abbastanza.
A volte è solo un pizzico sulla punta della lingua, raramente è una boccata piena.
Uno di quei gusti che sai di apprezzare, ma che non riesci bene a focalizzare, se ci ripensi.
E io riesco a focalizzarlo più intensamente a volte, molto meno altre.
Ci siamo mai chiesti, cosa vuol dire essere sereni?
Ci siamo mai fermati qualche minuto a realizzare quali sono gli ingredienti, per la serenità?
O forse la serenità arriva solo quando non si è ossessionati dalla sua ricerca?
Può darsi.
Eppure non posso fare a meno di chiedermelo.
Soprattutto nei momenti in cui riesco ad assaporarla con la punta della lingua.
Perchè si, ne voglio di più.
Ne voglio ancora, voglio che non finisca mai.
Voglio ubriacarmi di serenità.
Eppure, silenziosa com'è arrivata, se ne va.
E tu rimani così, con ancora quel sapore in bocca, ma che dopo qualche attimo è già svanito.
Perchè infondo, cosa conta più della serenità?
I soldi, l'amore, la salute, i viaggi..tutto è una somma, tutto è un mezzo per arrivare all'obiettivo finale: vivere serenamente.
E lottiamo ogni giorno per questo.
E fatichiamo, per questo.
Arriviamo anche a strapparci i capelli, per quell'attimo di serenità che ci spetta.
Ecco, io oggi il mio attimo di serenità l'ho assaporato con tutte le cellule del mio corpo: una giornata di sole, fredda, tersa, ventosa. Ho tirato le tende, la spiaggia deserta e il mare calmo e piatto a darmi il buongiorno. La casa silenziosa. Il profumo del caffè appena fatto, una spremuta e una fetta di torta fatta in casa.
Colazione davanti alla lettura delle notizie del giorno, un sorriso davanti alla Playlist dei miei ultimi dieci anni di Vanity Fair.
Una commissione in centro, in macchina con qualche canzone canticchiata sottovoce.
Ed eccola qui, la mia mattinata di serenità.
Eppure, schiocco la lingua sul palato, e ora sta già svanendo..
Perchè a me pare qualcosa di dolce, di avvolgente. Ma allo stesso tempo qualcosa di speziato, di pungente, di inebriante. Qualcosa che avvolge e inebria, ecco.
Qualcosa che senti con la punta della lingua, che si sparge per tutto il tuo corpo.
E non sono nemmeno sicura di averla gustata abbastanza.
A volte è solo un pizzico sulla punta della lingua, raramente è una boccata piena.
Uno di quei gusti che sai di apprezzare, ma che non riesci bene a focalizzare, se ci ripensi.
E io riesco a focalizzarlo più intensamente a volte, molto meno altre.
Ci siamo mai chiesti, cosa vuol dire essere sereni?
Ci siamo mai fermati qualche minuto a realizzare quali sono gli ingredienti, per la serenità?
O forse la serenità arriva solo quando non si è ossessionati dalla sua ricerca?
Può darsi.
Eppure non posso fare a meno di chiedermelo.
Soprattutto nei momenti in cui riesco ad assaporarla con la punta della lingua.
Perchè si, ne voglio di più.
Ne voglio ancora, voglio che non finisca mai.
Voglio ubriacarmi di serenità.
Eppure, silenziosa com'è arrivata, se ne va.
E tu rimani così, con ancora quel sapore in bocca, ma che dopo qualche attimo è già svanito.
Perchè infondo, cosa conta più della serenità?
I soldi, l'amore, la salute, i viaggi..tutto è una somma, tutto è un mezzo per arrivare all'obiettivo finale: vivere serenamente.
E lottiamo ogni giorno per questo.
E fatichiamo, per questo.
Arriviamo anche a strapparci i capelli, per quell'attimo di serenità che ci spetta.
Ecco, io oggi il mio attimo di serenità l'ho assaporato con tutte le cellule del mio corpo: una giornata di sole, fredda, tersa, ventosa. Ho tirato le tende, la spiaggia deserta e il mare calmo e piatto a darmi il buongiorno. La casa silenziosa. Il profumo del caffè appena fatto, una spremuta e una fetta di torta fatta in casa.
Colazione davanti alla lettura delle notizie del giorno, un sorriso davanti alla Playlist dei miei ultimi dieci anni di Vanity Fair.
Una commissione in centro, in macchina con qualche canzone canticchiata sottovoce.
Ed eccola qui, la mia mattinata di serenità.
Eppure, schiocco la lingua sul palato, e ora sta già svanendo..
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