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martedì 26 agosto 2014

Punto (e virgola) e a capo


Sono così maledettamente incostante.
Sarà che scrivere di gioie e traguardi suona così zuccherosamente finto, esagerato e autocelebrativo che non mi viene naturale farlo, sarà che scrivere aiuta la mia fragile autostima a sfogarsi, ma mi ritrovo ad entrare nelle pagine di questo blog nei momenti che più mi scuotono nel profondo, quelli esilaranti e allo stesso tempo spaventosi che anticipano un cambiamento.
Per la quarta volta in cinque anni sono pronta a impacchettare la mia vita e smuoverla un po', agitare le acque per vedere cosa si trova sotto la superficie e dare nuovi stimoli al mio animo inquieto.
Per la quarta volta in cinque anni sono effettivamente e inesorabilmente terrorizzata e iperattiva allo stesso tempo. Pianifico, come al solito, i minimi dettagli di un futuro che già ho costruito nei meandri della mia testa, accavallo aspettative e realtà rischiando, due volte su tre, la delusione, analizzo the worst case scenario ancora prima che questo possa anche solo figurare come un'ombra nel mio destino. Sarà che manipolo troppo la mia vita, la plasmo a mia immagine e somiglianza così tante volte nella teoria che ormai quando arriva alla pratica è già sgualcita, di seconda mano, senza freschezza.
La mia furiosa impazienza mi ha sempre portata a questo. Eppure cerco, disperatamente, di evitarlo.
E allora sono qui, sul ciglio di quella che sta per delinearsi come una nuova avventura, uno slancio verso qualcosa di nuovo e sconosciuto, l'ennesimo trasloco, le ennesime mura di una stanza che piano piano prenderà il mio odore, attutirà i miei suoni e custodirà, per qualche tempo, i miei sonni irrequieti. Un punto fermo che sa essere lì, pronto a sorreggere in caso di dondolio troppo pericolante, ma che non va a sostituire i miei arti.
Come al solito varco a passo incerto le porte di ogni nuova esperienza, mai sicura delle mie decisioni, con un vagone di "se" e "ma" perennemente ancorato alle mie spalle, ma, ancora una volta, c'è un qualcosa che mi smuove, nel profondo, mi spinge, mi regala quel tipo di sconsideratezza che scaturisce solo da un animo sicuro.
Basta solo fare un respiro profondo e ricordarsi di mettere un piede davanti all'altro.

venerdì 1 febbraio 2013

Il GM in tempo di campagna elettorale


Poteva mancare il post scritto dal sedile di un intercity Savona-Milano?
Potevate scamparvelo?
No.
Anche perché mi annoio.
E linguistica francese ha perso come alternativa allo scrivere.
In ogni caso, in questi giorni frenetici di mezzi traslochi, due giorni a casa e due a Milano, spese, ambientamento in nuove camere e vecchie aule universitarie, mi rendo conto che le elezioni stanno arrivando. E che io ho le idee un pelino confuse.

Ora, lungi da me aprire una discussione su vari orientamenti politici, io che potrei argomentarla nello stesso modo in cui Luca Giurato parla del travaso del basilico a Uno Mattina. (Ma c'é ancora? È vivo?)
Ma volevo fare un rapido resoconto di come noi vediamo la politica.
Noi inteso giovani, più o meno maturi, più o meno indipendenti, ma molto più dipendenti (non nel senso lavoratori, ma nel senso che dipendono da mammà)
A mio parere il GM (Giovane Medio) si distingue in due grandi categorie.
Quello che si interessa e quello a cui non frega un cazzo.
Semplice.

E devo ammettere che ne conosco molti di più della seconda categoria.
Di solito la prima categoria non ha nemmeno bisogno di smazzarsi ore di Ballarò, ServizioPubblico, OttoeMezzo e chi più ne ha più ne metta, perché già SA cosa vuole votare. Lo sa da una vita, conoscendo anche la storia e gli orientamenti di ciascun partito. Praticamente conoscevano Renzi da prima che facesse il politico (quindi quando aveva dodici anni), Berlusconi quando aveva ancora i capelli e Bossi quando diceva qualcosa che avesse un senso logico e sintattico (quindi forse mai?).
Sono quelle persone con cui di solito tu, il rincoglionito di turno, non oseresti mai aprire il discorso politico, perché sai già che perderesti in partenza.
Tu che hai in serbo due o tre frasette banali, magari anche tautologiche, per esprimere il tuo punto di vista, vieni travolto dalla retorica perfetta e da citazioni storiche/aneddoti/esempi/dati/tabelle come se non ci fosse un domani, roba che dopo cinque minuti ci rinunci e provi a parlarne con qualcuno che ne capisce meno di te.
L'altra categoria, molto più ampia, comprende la maggior parte dei GM che mi sono capitati a tiro. Nel senso che a qualcuno proprio non frega un cazzo. Che votano cosa vota mamma, (anzi papà, che l'uomo c'ha questa fama di capirsene meglio di politica. E figurati, noi al massimo leggiamo su Marie Claire quando esce l'ultimo modello della borsa di Marc Jacobs) chi ha il cartellone più bello, quello più figo (e qui però é difficile), proprio senza razzismo partitico.
Poi c'é anche il GM a cui non frega un cazzo, ma ha memorizzate nella RAM quelle due o tre nozioni base che lo orientano verso un partito piuttosto che un altro. Quelle imparate a Pontida, ad un comizio del PD, a una riunione dei Verdi (esistono ancora?) o forse da un quarto d'ora di intervista o video su Youtube. E hanno anche la risposta pronta in caso qualcuno intendesse farsi i cazzi loro con la domanda più temuta in tempo di campagna elettorale: "Ah voti Pierpetto e il suo partito per i diritti delle pantegane nella metro di Milano? Interessante, COME MAI?" E lì sbam, di solito uno cade dal pero e balbetta due o tre stronzate, scena che ricorda tanto le mie interrogazioni di letteratura latina al liceo, dove andavo un po' a naso, di improvvisazione.

Poi in realtà mi sento in dovere di aggiungere una terza categoria, che sta un po' in mezzo.
Nella quale io rientro a braccia aperte, a piene mani, alla cieca.
Quella del GM che alla soglia del 23 anni, della laurea, dello stage, dell'imminente lavor…disoccupazione, capisce che sì, forse é il momento di non fare solo il sudoku nell'ultima pagina di Metro ma di leggere anche le pagine prima o - addirittura - comprarsi un giornale e leggersi anche le notizie di attualità.
Quelli che tentano di capirci qualcosa di coalizioni, alleanze, propositi, promesse, debito pubblico, spread, BTP e bund, evasione fiscale, IMU, ICI e altre due o tre siglette.
Ma la missione é tutt'altro che semplice.
Il GM tende a informarsi su Internet. Che fa la sua porca figura, ovviamente. Tranne quando il GM si fa prendere per il naso da notizie false, verosimili, senza andare a verificare le fonti, e le condivide su facebook con forza battagliera, per poi essere smerdato in tempo da zero da chi appartiene alla prima categoria sopracitata.
Allora si passa alla tv.
Che é un bene no, mi dirai.
Ci sono tanti di quei programmi di approfondimento, in questo periodo, che uno potrebbe tranquillamente non staccarsi mai dalla poltrona.
Peccato che tu guardi il programma e non capisci un cazzo.
Tre ore di dibattito in cui sembra di stare all'assemblea d'istituto della prima liceo.
Due o tre che si scannano parlandosi sopra, di cui uno di solito é DiPietro che se anche parla da solo hai difficoltà a distinguere le parole, gli altri che fanno la faccia annoiata e si scaccolano, e mai uno che tiri fuori due dati seri.
Ci sono sempre e solo frasi come "secondo i miei dati.." cioé, ma fammi capire, i dati non sono oggettivi? Non sono l'unica cosa su cui non ci piove?
Non c'era quel famoso detto "La matematica non é un'opinione?"
A quanto pare in politica no.
Così battibeccano per ore e finiscono per insultarsi e mandarsi frecciatine, perdendo per esempio il punto principale, come chessò, la disoccupazione o l'IMU.
Poi ci sarebbero i giornali, che peraltro il GM repelle, a meno che non sia la Gazzetta.

Che sia quindi che il GM non ha grandi speranze?
La solita storia del lamentiamoci pure ma quando bisogna fare qualcosa io non mi sento responsabile?
Non sono una che appoggia la teoria choosy della Fornero, perché vedo quanto in tanti si facciano il culo quadro per avere un lavoro, per tenerselo e per giustificarsi col mondo se si ha voglia di arrivare in alto, chessò a fare un giorno il lavoro dei sogni, guardato con apprensione dai Grandi Capi, quello sguardo da "che tenerezza che mi fai, io il culo di cui non lo sposto finché non ho il pannolone, tu puoi sperare di portarmi il caffè per ancora vent'anni".
Che in questo paese la vecchiaia avanzi, insieme all'avarizia, alla sete di potere, alla preferenza per la via più corta e più furba invece che per il sudore della fronte, lo sapevamo già.
Che i giovani non siano catalogati come risorsa ma come qualcosa da sfruttare, pure.
Ma dall'altra parte tanti GM non riescono a vedere al di là del proprio naso, né vogliono provarci.



martedì 11 dicembre 2012

#leaveamessage




Mi faccio promotrice di una cosa carinissima, a cui ho partecipato anche l'anno scorso.
Se siete anche solo curiosi, cliccate proprio qui che non fate fatica e questa iniziativa è senza sforzo ma di grande effetto.
Come dice l'hashtag, #leaveamessage è un modo per sorridere anche quando le cose vanno in mer non proprio come vorremmo.
Si tratta semplicemente lasciare dei bigliettini in giro per la vostra città, in posti facilmente raggiungibili, con frasi positive, buffe, che facciano ridere, che facciano scompisciare il prossimo.
Insomma, qualcosa di carino che vorremmo che fosse detto a noi.
Per dire, non "sono solo le otto di mattina, hai le occhiaie ma la tua giornata può ancora peggiorare, potresti tipo pestare una cacca con le tue Loboutin nuove".
Ma qualcosa del tipo "Dopo l'ufficio premiati col calendario della Santarelli, te lo meriti". "Regalati un massaggio questo weekend, il tempo dedicato a te è sempre il migliore"
Insomma, capito il concetto, no?
Ficcateli in un libro della biblioteca, tra i giornali al bar, in una cassetta delle lettere, sui banchi di scuola.
L'unico senso che ha questa iniziativa è sorprendere positivamente.
Quest'anno l'iniziativa sostiene anche l'Ospedale Meyer, per sapere tutto vi rimando al link di cui sopra.

Io lo faccio da qui.
Voi fatelo a casa, anime aride che non siete altro.
Trovate dieci minuti per scrivere due frasi carine, e spargete un pò di buonumore nel mare di cinismo in cui ci troviamo in questo periodo.
Combattiamo la nostra pigrizia e la nostra mancanza di iniziativa con questa trovata carinissima.
E' gratis e comporta sforzo pari a zero.

Se avete twitter, twittate l'hashtag #leaveamessage e il luogo dove avete lasciato il bigliettino, e la città, così che possa essere trovato più facilmente.

Spargete la voce, condividete questa pagina o il link a cui vi ho rimandati, e piegati quegli angoletti della bocca all'insù.


giovedì 15 novembre 2012

La forza dell'ormone

Sarà che sono più tonda e si sa, più ciccetta hai più ormoni gironzolano indisturbati nel tuo corpo, sarà che mi sono autodiagnosticata un bipolarismo cronico, sarà che sono donna e per definizione fuori di testa molto sensibile, ma stasera c'ho la malinconia nell'anima.
Di casa?
Non esattamente.
Di qui.
Ieri sera eravamo al pub, IL pub, il nostro. La WTs.
Avevo anche un esame di francese oggi, in cui ho dovuto registrarmi per 3 minuti su di un Mac. Parlando in francese. Ma la cosa bella è che era un video.
In ogni caso, eravamo tutti lì.
Un'amica irlandese venuta qui per la settimana partiva oggi e volevamo salutarla.
Egnente, immaginatevi che già sono triste di aver salutato lei dopo una settimana, figuriamoci tutti gli altri.
Poi il fato, il destino, il karma e il feng shui messi insieme hanno fatto passare alla radio questa canzone:

Vitamin C - Graduation

Vi consiglio di ascoltarla soprattutto se siete dei nostalgici degli anni novanta e dei licei alla Dawson's Creek.
E guardatevi il video perchè l'abbigliamento (americano) anni novanta merita non poco.
Il testo in poche parole parla di una classe di liceo che si separerà dopo 5 anni.
Finisci il liceo, non hai la più pallida idea di cosa tu abbia studiato a fare, di cosa tu voglia fare nella vita ma ti senti sul tetto del mondo.
Quando hai 18 anni, una rivoluzione nella mente, una ribellione nel cuore e una hola nelle mutande.
Ups.
In ogni caso, quando prometti che sì, sarete amici per sempre no matter what.
Che ci sarai sempre.
Che vorrete sempre bbbbene.
E sai benissimo che con la metà di loro non parlerai mai più.
Ma comunque, per non sprofondare nel cinismo più buio, ritorniamo al mio punto.
Passa questa canzone alla radio.
E via con i "ci pensi tra un mese ci salutiamo tutti.." "Oh, facciamo un Eurotrip appena finisco l'internship.." "St'estate vengo in Brasile!" (Questa l'ho detta io, madre e padre). E quando li dici ci credi.
Perchè è vero, che ci vuoi credere.
Sai benissimo che nulla sarà come te lo immagini, che una volta partiti tutti rivedersi sarà uno di quei gusti dolciamari che sanno di minestra del giorno dopo.
Sai benissimo che alla fine tutto cambia, perchè semplicemente deve cambiare.
Ma aggrapparci con le unghie a quello che ormai ci appartiene è scritto nel nostro DNA.
Qui inizia a mancare un mesetto e ormai questo "non voglio tornare a casa" inizia ad essere un ritornello buttato lì in ogni conversazione.
Che poi in realtà so che vorrei tornare.Ma con la certezza di poter ritornare qui con uno schiocco di dita.
Mi manca tutto, costantemente.
Il bidet prima di voi tutti, sappiatelo.
Ma comunque non vedo l'ora di riabbracciarvi tutti, e spupazzarvi per bene.
E' solo che quando sono partita sapevo benissimo che sarei tornata.
Nessuna certezza è crollata.
Troverò tutto come l'avevo lasciato (o quasi).
Quando lascerò questo posto so benissimo che non lo rivedrò più.
(Va bene. Dov'è lo sgabello? E il cappio? Un antidepressivo?)
Ma perchè ci sto pensando adesso?
Sto blaterando.
Saranno le troppe poche ore di sonno.
(E la quantità di zuccheri che ingurgito)



Ho prodotto di nuovo un post che non mi soddisfa, ma voi cliccate qui sopra, ascoltatevi la canzone e pensate a quando avete promesso a qualcuno che non vi sarete mai separati, perchè in quel momento ci credevate e sognavate un'amicizia infinita.
E per la miseria, me lo sono fatto anche tatuare sul polso, che io sono una sognatrice.
Troppo concentrata nel mio mondo per avere voglia di aprire gli occhi. 

giovedì 9 febbraio 2012

Ottime idee. (Ovvero: buoni propositi sparsi a manciate)

Quante volte, nel dormiveglia, una serie infinita di ottime idee ci concilia il sonno, convinti che dal chicchirichì della mattina dopo la vita migliorerà notevolmente? E quante volte, alzandoci poi, se ci va di culo ricordiamo cosa abbiamo pensato la sera prima e lo malediciamo mentalmente, o addirittura la fase rem ha cancellato ogni traccia di ottimi propositi?
Non ditemi che non è vero. 

Chissà cosa ci porta, la notte, ad essere più creativi e propositivi. Chissà quale grande aspettative (cfr Dickens) nutriamo nel domani. Vorrà ben dire qualcosa. Insomma, siamo ancora un popolo di speranzosi, in fondo. No?
Peccato poi per il desiderio realizzato a metà, che al mattino ci alziamo già con il piede sbagliato e arriviamo al lavoro/ università come se qualcuno ci avesse urinato nel caffè. Che razza di linea sottile c'è tra l'ottimismo serale e il pessimismo cosmico e universale del mattino dopo? Contando che non hai tempo per fare colazione e butti giù una boccata di latte gelato dal frigo, i denti li lavi mentre col calzascarpe e infili lo spazzolino nello stivale insieme al piede, la grande idea di notturna di fare dieci minuti di yoga ogni mattina prima di colazione finisce nella spazzatura insieme alla bratta del caffè che hai bruciato.
Ma, e c'è un MA, ogni tanto questi buoni propositi, per una serie di fortuite coincidenze cosmiche, riescono effettivamente a realizzarsi. Quindi riesci effettivamente ad andare in palestra, anche se alla sera ti raccogli col cucchiaino, finalmente hai la voglia e il tempo di trascinarti a farti le sopracciglia, che col tempo hai martoriato fino a farle sembrare dei bruchi anche parecchio storti, cambi gli occhiali, e finalmente ci vedi. (E lo sanno tutti, perchè per due giorni vaghi per casa e per strada dicendo a chiunque "Ci vedo, ci vedo! Le forme, i colori..ora tutto ha un senso!"). Ti compri un rossetto, che hai sempre sognato, e pure in saldo. Riesci anche a concludere degnamente gli esami. E con degnamente intendi alla grande, ma precisina come sei, ancora non ti vanno alla perfezione. Comunque, ogni tanto ci sono quelle mattine dove non hai fretta, dove scrivi un post davanti ad un caffè, il sole che entra dalla finestra e la voglia di fare che hai alla sera prima di crollare a bocca aperta sul cuscino. Quelle mattine dove tutto è pieno di prospettive, voglia di fare, fiducia in sè stessi e anche quella sensazione di esserti svegliata persino un pochettino più figa della sera precedente.
E diciamo che la prospettiva di una microfuga a Firenze nel weekend, anche se si prospetta il weekend più freddo degli ultimi duemila anni, rende il tutto decisamente più roseo. Sarà che l'idea di mettere in valigia a caso qualche cosa e spostarmi, vagare, fotografare, imprimere nella mente sapori, colori e odori già mi manda in fibrillazione.
I problemi, il futuro, tutto quello che viene, per una volta è lì, annichilito in un angolo, in standby. 
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Punto (e virgola) e a capo


Sono così maledettamente incostante.
Sarà che scrivere di gioie e traguardi suona così zuccherosamente finto, esagerato e autocelebrativo che non mi viene naturale farlo, sarà che scrivere aiuta la mia fragile autostima a sfogarsi, ma mi ritrovo ad entrare nelle pagine di questo blog nei momenti che più mi scuotono nel profondo, quelli esilaranti e allo stesso tempo spaventosi che anticipano un cambiamento.
Per la quarta volta in cinque anni sono pronta a impacchettare la mia vita e smuoverla un po', agitare le acque per vedere cosa si trova sotto la superficie e dare nuovi stimoli al mio animo inquieto.
Per la quarta volta in cinque anni sono effettivamente e inesorabilmente terrorizzata e iperattiva allo stesso tempo. Pianifico, come al solito, i minimi dettagli di un futuro che già ho costruito nei meandri della mia testa, accavallo aspettative e realtà rischiando, due volte su tre, la delusione, analizzo the worst case scenario ancora prima che questo possa anche solo figurare come un'ombra nel mio destino. Sarà che manipolo troppo la mia vita, la plasmo a mia immagine e somiglianza così tante volte nella teoria che ormai quando arriva alla pratica è già sgualcita, di seconda mano, senza freschezza.
La mia furiosa impazienza mi ha sempre portata a questo. Eppure cerco, disperatamente, di evitarlo.
E allora sono qui, sul ciglio di quella che sta per delinearsi come una nuova avventura, uno slancio verso qualcosa di nuovo e sconosciuto, l'ennesimo trasloco, le ennesime mura di una stanza che piano piano prenderà il mio odore, attutirà i miei suoni e custodirà, per qualche tempo, i miei sonni irrequieti. Un punto fermo che sa essere lì, pronto a sorreggere in caso di dondolio troppo pericolante, ma che non va a sostituire i miei arti.
Come al solito varco a passo incerto le porte di ogni nuova esperienza, mai sicura delle mie decisioni, con un vagone di "se" e "ma" perennemente ancorato alle mie spalle, ma, ancora una volta, c'è un qualcosa che mi smuove, nel profondo, mi spinge, mi regala quel tipo di sconsideratezza che scaturisce solo da un animo sicuro.
Basta solo fare un respiro profondo e ricordarsi di mettere un piede davanti all'altro.

Il GM in tempo di campagna elettorale


Poteva mancare il post scritto dal sedile di un intercity Savona-Milano?
Potevate scamparvelo?
No.
Anche perché mi annoio.
E linguistica francese ha perso come alternativa allo scrivere.
In ogni caso, in questi giorni frenetici di mezzi traslochi, due giorni a casa e due a Milano, spese, ambientamento in nuove camere e vecchie aule universitarie, mi rendo conto che le elezioni stanno arrivando. E che io ho le idee un pelino confuse.

Ora, lungi da me aprire una discussione su vari orientamenti politici, io che potrei argomentarla nello stesso modo in cui Luca Giurato parla del travaso del basilico a Uno Mattina. (Ma c'é ancora? È vivo?)
Ma volevo fare un rapido resoconto di come noi vediamo la politica.
Noi inteso giovani, più o meno maturi, più o meno indipendenti, ma molto più dipendenti (non nel senso lavoratori, ma nel senso che dipendono da mammà)
A mio parere il GM (Giovane Medio) si distingue in due grandi categorie.
Quello che si interessa e quello a cui non frega un cazzo.
Semplice.

E devo ammettere che ne conosco molti di più della seconda categoria.
Di solito la prima categoria non ha nemmeno bisogno di smazzarsi ore di Ballarò, ServizioPubblico, OttoeMezzo e chi più ne ha più ne metta, perché già SA cosa vuole votare. Lo sa da una vita, conoscendo anche la storia e gli orientamenti di ciascun partito. Praticamente conoscevano Renzi da prima che facesse il politico (quindi quando aveva dodici anni), Berlusconi quando aveva ancora i capelli e Bossi quando diceva qualcosa che avesse un senso logico e sintattico (quindi forse mai?).
Sono quelle persone con cui di solito tu, il rincoglionito di turno, non oseresti mai aprire il discorso politico, perché sai già che perderesti in partenza.
Tu che hai in serbo due o tre frasette banali, magari anche tautologiche, per esprimere il tuo punto di vista, vieni travolto dalla retorica perfetta e da citazioni storiche/aneddoti/esempi/dati/tabelle come se non ci fosse un domani, roba che dopo cinque minuti ci rinunci e provi a parlarne con qualcuno che ne capisce meno di te.
L'altra categoria, molto più ampia, comprende la maggior parte dei GM che mi sono capitati a tiro. Nel senso che a qualcuno proprio non frega un cazzo. Che votano cosa vota mamma, (anzi papà, che l'uomo c'ha questa fama di capirsene meglio di politica. E figurati, noi al massimo leggiamo su Marie Claire quando esce l'ultimo modello della borsa di Marc Jacobs) chi ha il cartellone più bello, quello più figo (e qui però é difficile), proprio senza razzismo partitico.
Poi c'é anche il GM a cui non frega un cazzo, ma ha memorizzate nella RAM quelle due o tre nozioni base che lo orientano verso un partito piuttosto che un altro. Quelle imparate a Pontida, ad un comizio del PD, a una riunione dei Verdi (esistono ancora?) o forse da un quarto d'ora di intervista o video su Youtube. E hanno anche la risposta pronta in caso qualcuno intendesse farsi i cazzi loro con la domanda più temuta in tempo di campagna elettorale: "Ah voti Pierpetto e il suo partito per i diritti delle pantegane nella metro di Milano? Interessante, COME MAI?" E lì sbam, di solito uno cade dal pero e balbetta due o tre stronzate, scena che ricorda tanto le mie interrogazioni di letteratura latina al liceo, dove andavo un po' a naso, di improvvisazione.

Poi in realtà mi sento in dovere di aggiungere una terza categoria, che sta un po' in mezzo.
Nella quale io rientro a braccia aperte, a piene mani, alla cieca.
Quella del GM che alla soglia del 23 anni, della laurea, dello stage, dell'imminente lavor…disoccupazione, capisce che sì, forse é il momento di non fare solo il sudoku nell'ultima pagina di Metro ma di leggere anche le pagine prima o - addirittura - comprarsi un giornale e leggersi anche le notizie di attualità.
Quelli che tentano di capirci qualcosa di coalizioni, alleanze, propositi, promesse, debito pubblico, spread, BTP e bund, evasione fiscale, IMU, ICI e altre due o tre siglette.
Ma la missione é tutt'altro che semplice.
Il GM tende a informarsi su Internet. Che fa la sua porca figura, ovviamente. Tranne quando il GM si fa prendere per il naso da notizie false, verosimili, senza andare a verificare le fonti, e le condivide su facebook con forza battagliera, per poi essere smerdato in tempo da zero da chi appartiene alla prima categoria sopracitata.
Allora si passa alla tv.
Che é un bene no, mi dirai.
Ci sono tanti di quei programmi di approfondimento, in questo periodo, che uno potrebbe tranquillamente non staccarsi mai dalla poltrona.
Peccato che tu guardi il programma e non capisci un cazzo.
Tre ore di dibattito in cui sembra di stare all'assemblea d'istituto della prima liceo.
Due o tre che si scannano parlandosi sopra, di cui uno di solito é DiPietro che se anche parla da solo hai difficoltà a distinguere le parole, gli altri che fanno la faccia annoiata e si scaccolano, e mai uno che tiri fuori due dati seri.
Ci sono sempre e solo frasi come "secondo i miei dati.." cioé, ma fammi capire, i dati non sono oggettivi? Non sono l'unica cosa su cui non ci piove?
Non c'era quel famoso detto "La matematica non é un'opinione?"
A quanto pare in politica no.
Così battibeccano per ore e finiscono per insultarsi e mandarsi frecciatine, perdendo per esempio il punto principale, come chessò, la disoccupazione o l'IMU.
Poi ci sarebbero i giornali, che peraltro il GM repelle, a meno che non sia la Gazzetta.

Che sia quindi che il GM non ha grandi speranze?
La solita storia del lamentiamoci pure ma quando bisogna fare qualcosa io non mi sento responsabile?
Non sono una che appoggia la teoria choosy della Fornero, perché vedo quanto in tanti si facciano il culo quadro per avere un lavoro, per tenerselo e per giustificarsi col mondo se si ha voglia di arrivare in alto, chessò a fare un giorno il lavoro dei sogni, guardato con apprensione dai Grandi Capi, quello sguardo da "che tenerezza che mi fai, io il culo di cui non lo sposto finché non ho il pannolone, tu puoi sperare di portarmi il caffè per ancora vent'anni".
Che in questo paese la vecchiaia avanzi, insieme all'avarizia, alla sete di potere, alla preferenza per la via più corta e più furba invece che per il sudore della fronte, lo sapevamo già.
Che i giovani non siano catalogati come risorsa ma come qualcosa da sfruttare, pure.
Ma dall'altra parte tanti GM non riescono a vedere al di là del proprio naso, né vogliono provarci.



#leaveamessage




Mi faccio promotrice di una cosa carinissima, a cui ho partecipato anche l'anno scorso.
Se siete anche solo curiosi, cliccate proprio qui che non fate fatica e questa iniziativa è senza sforzo ma di grande effetto.
Come dice l'hashtag, #leaveamessage è un modo per sorridere anche quando le cose vanno in mer non proprio come vorremmo.
Si tratta semplicemente lasciare dei bigliettini in giro per la vostra città, in posti facilmente raggiungibili, con frasi positive, buffe, che facciano ridere, che facciano scompisciare il prossimo.
Insomma, qualcosa di carino che vorremmo che fosse detto a noi.
Per dire, non "sono solo le otto di mattina, hai le occhiaie ma la tua giornata può ancora peggiorare, potresti tipo pestare una cacca con le tue Loboutin nuove".
Ma qualcosa del tipo "Dopo l'ufficio premiati col calendario della Santarelli, te lo meriti". "Regalati un massaggio questo weekend, il tempo dedicato a te è sempre il migliore"
Insomma, capito il concetto, no?
Ficcateli in un libro della biblioteca, tra i giornali al bar, in una cassetta delle lettere, sui banchi di scuola.
L'unico senso che ha questa iniziativa è sorprendere positivamente.
Quest'anno l'iniziativa sostiene anche l'Ospedale Meyer, per sapere tutto vi rimando al link di cui sopra.

Io lo faccio da qui.
Voi fatelo a casa, anime aride che non siete altro.
Trovate dieci minuti per scrivere due frasi carine, e spargete un pò di buonumore nel mare di cinismo in cui ci troviamo in questo periodo.
Combattiamo la nostra pigrizia e la nostra mancanza di iniziativa con questa trovata carinissima.
E' gratis e comporta sforzo pari a zero.

Se avete twitter, twittate l'hashtag #leaveamessage e il luogo dove avete lasciato il bigliettino, e la città, così che possa essere trovato più facilmente.

Spargete la voce, condividete questa pagina o il link a cui vi ho rimandati, e piegati quegli angoletti della bocca all'insù.


La forza dell'ormone

Sarà che sono più tonda e si sa, più ciccetta hai più ormoni gironzolano indisturbati nel tuo corpo, sarà che mi sono autodiagnosticata un bipolarismo cronico, sarà che sono donna e per definizione fuori di testa molto sensibile, ma stasera c'ho la malinconia nell'anima.
Di casa?
Non esattamente.
Di qui.
Ieri sera eravamo al pub, IL pub, il nostro. La WTs.
Avevo anche un esame di francese oggi, in cui ho dovuto registrarmi per 3 minuti su di un Mac. Parlando in francese. Ma la cosa bella è che era un video.
In ogni caso, eravamo tutti lì.
Un'amica irlandese venuta qui per la settimana partiva oggi e volevamo salutarla.
Egnente, immaginatevi che già sono triste di aver salutato lei dopo una settimana, figuriamoci tutti gli altri.
Poi il fato, il destino, il karma e il feng shui messi insieme hanno fatto passare alla radio questa canzone:

Vitamin C - Graduation

Vi consiglio di ascoltarla soprattutto se siete dei nostalgici degli anni novanta e dei licei alla Dawson's Creek.
E guardatevi il video perchè l'abbigliamento (americano) anni novanta merita non poco.
Il testo in poche parole parla di una classe di liceo che si separerà dopo 5 anni.
Finisci il liceo, non hai la più pallida idea di cosa tu abbia studiato a fare, di cosa tu voglia fare nella vita ma ti senti sul tetto del mondo.
Quando hai 18 anni, una rivoluzione nella mente, una ribellione nel cuore e una hola nelle mutande.
Ups.
In ogni caso, quando prometti che sì, sarete amici per sempre no matter what.
Che ci sarai sempre.
Che vorrete sempre bbbbene.
E sai benissimo che con la metà di loro non parlerai mai più.
Ma comunque, per non sprofondare nel cinismo più buio, ritorniamo al mio punto.
Passa questa canzone alla radio.
E via con i "ci pensi tra un mese ci salutiamo tutti.." "Oh, facciamo un Eurotrip appena finisco l'internship.." "St'estate vengo in Brasile!" (Questa l'ho detta io, madre e padre). E quando li dici ci credi.
Perchè è vero, che ci vuoi credere.
Sai benissimo che nulla sarà come te lo immagini, che una volta partiti tutti rivedersi sarà uno di quei gusti dolciamari che sanno di minestra del giorno dopo.
Sai benissimo che alla fine tutto cambia, perchè semplicemente deve cambiare.
Ma aggrapparci con le unghie a quello che ormai ci appartiene è scritto nel nostro DNA.
Qui inizia a mancare un mesetto e ormai questo "non voglio tornare a casa" inizia ad essere un ritornello buttato lì in ogni conversazione.
Che poi in realtà so che vorrei tornare.Ma con la certezza di poter ritornare qui con uno schiocco di dita.
Mi manca tutto, costantemente.
Il bidet prima di voi tutti, sappiatelo.
Ma comunque non vedo l'ora di riabbracciarvi tutti, e spupazzarvi per bene.
E' solo che quando sono partita sapevo benissimo che sarei tornata.
Nessuna certezza è crollata.
Troverò tutto come l'avevo lasciato (o quasi).
Quando lascerò questo posto so benissimo che non lo rivedrò più.
(Va bene. Dov'è lo sgabello? E il cappio? Un antidepressivo?)
Ma perchè ci sto pensando adesso?
Sto blaterando.
Saranno le troppe poche ore di sonno.
(E la quantità di zuccheri che ingurgito)



Ho prodotto di nuovo un post che non mi soddisfa, ma voi cliccate qui sopra, ascoltatevi la canzone e pensate a quando avete promesso a qualcuno che non vi sarete mai separati, perchè in quel momento ci credevate e sognavate un'amicizia infinita.
E per la miseria, me lo sono fatto anche tatuare sul polso, che io sono una sognatrice.
Troppo concentrata nel mio mondo per avere voglia di aprire gli occhi. 

Ottime idee. (Ovvero: buoni propositi sparsi a manciate)

Quante volte, nel dormiveglia, una serie infinita di ottime idee ci concilia il sonno, convinti che dal chicchirichì della mattina dopo la vita migliorerà notevolmente? E quante volte, alzandoci poi, se ci va di culo ricordiamo cosa abbiamo pensato la sera prima e lo malediciamo mentalmente, o addirittura la fase rem ha cancellato ogni traccia di ottimi propositi?
Non ditemi che non è vero. 

Chissà cosa ci porta, la notte, ad essere più creativi e propositivi. Chissà quale grande aspettative (cfr Dickens) nutriamo nel domani. Vorrà ben dire qualcosa. Insomma, siamo ancora un popolo di speranzosi, in fondo. No?
Peccato poi per il desiderio realizzato a metà, che al mattino ci alziamo già con il piede sbagliato e arriviamo al lavoro/ università come se qualcuno ci avesse urinato nel caffè. Che razza di linea sottile c'è tra l'ottimismo serale e il pessimismo cosmico e universale del mattino dopo? Contando che non hai tempo per fare colazione e butti giù una boccata di latte gelato dal frigo, i denti li lavi mentre col calzascarpe e infili lo spazzolino nello stivale insieme al piede, la grande idea di notturna di fare dieci minuti di yoga ogni mattina prima di colazione finisce nella spazzatura insieme alla bratta del caffè che hai bruciato.
Ma, e c'è un MA, ogni tanto questi buoni propositi, per una serie di fortuite coincidenze cosmiche, riescono effettivamente a realizzarsi. Quindi riesci effettivamente ad andare in palestra, anche se alla sera ti raccogli col cucchiaino, finalmente hai la voglia e il tempo di trascinarti a farti le sopracciglia, che col tempo hai martoriato fino a farle sembrare dei bruchi anche parecchio storti, cambi gli occhiali, e finalmente ci vedi. (E lo sanno tutti, perchè per due giorni vaghi per casa e per strada dicendo a chiunque "Ci vedo, ci vedo! Le forme, i colori..ora tutto ha un senso!"). Ti compri un rossetto, che hai sempre sognato, e pure in saldo. Riesci anche a concludere degnamente gli esami. E con degnamente intendi alla grande, ma precisina come sei, ancora non ti vanno alla perfezione. Comunque, ogni tanto ci sono quelle mattine dove non hai fretta, dove scrivi un post davanti ad un caffè, il sole che entra dalla finestra e la voglia di fare che hai alla sera prima di crollare a bocca aperta sul cuscino. Quelle mattine dove tutto è pieno di prospettive, voglia di fare, fiducia in sè stessi e anche quella sensazione di esserti svegliata persino un pochettino più figa della sera precedente.
E diciamo che la prospettiva di una microfuga a Firenze nel weekend, anche se si prospetta il weekend più freddo degli ultimi duemila anni, rende il tutto decisamente più roseo. Sarà che l'idea di mettere in valigia a caso qualche cosa e spostarmi, vagare, fotografare, imprimere nella mente sapori, colori e odori già mi manda in fibrillazione.
I problemi, il futuro, tutto quello che viene, per una volta è lì, annichilito in un angolo, in standby.