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domenica 25 gennaio 2015

"Charlie?" ovvero qualche bilancio


Non che di solito abbia un filo conduttore nella mia testa. 
Ma stavolta ho aperto blogger un po' per noia, un po' perché ultimamente chiunque è diventato opinionista del web e io non ho più detto una mazza, un po' perché in questa domenica sera ventosa e silenziosa l'alternativa sarebbe stato il candeggiare i bordi della mia finestra, intrisi di una muffa pelosetta e sulle 50 sfumature di grigio. 
Chi ha il sadomaso, chi i parassiti. 
Quindi. La muffa sta ancora lì.
E le mie dita qui, un po' incerte, con l'indice che va a battere ripetutamente sul tasto canc.
Ma mi sembrava un po' d'obbligo, questa cosa di tirare le somme. 
Tirare le somme del tempo che passa, della libertà d'espressione, di questo inverno bislacco, dell'anno appena trascorso (sì, ci ho messo un po' ad elaborare il bilancio e lo snocciolo il 25gennaio) e di questo nuovo ridente 2015 che si è appena aperto davanti a noi. 
Sarà che il passaggio da quel "14" a quel "15" a me ricorda tanto quello tra i 14 e i 15 anni, quando ero ancora digiuna delle tonnellate di sigarette fumate sino a qualche anno fa, quando i miei capelli erano ancora vergini di tinte e soprattutto c'erano (spoiler: non sono ancora pelata, li ho solo tagliati), quando non avevo preso più chili di una gravidanza in cinque mesi, quando ancora pensavo che la professione che avrei voluto intraprendere sin da pargola fosse un misto tra Tiziano Terzani e Bob Woodward e invece i tempi sono un pelino cambiati, sarà che ero anche una fulgida stella nell'universo degli adolescenti in crisi ma in fondo teneramente piena di speranze, ma quest'anno mi ricorda proprio quel periodo.
E no, non perché ho deciso di riesumare i jeans a zampa d'elefante della Fornarina
Ma perché questo passaggio 14-15 è pieno delle stesse speranze, mutate, stropicciate, ridimensionate, forse parecchio disilluse, ma pur sempre speranze. 
Questo passaggio è avvenuto senza troppe aspettative, senza grandi preparativi.
Senza perizomi rossi.
Senza buttare dalla finestra qualcosa di vecchio.
Senza la frenesia che precede l'organizzazione di un cambiamento epocale.
Ma con qualche amico in più, un po' di focaccia e dei calici da vino da sedici euro.
Eppure qualcosa si deve essere mosso.
Qualcosa proprio lì, tra le costole, tra lo sterno e il fegato, in mezzo ai reni. 
Qualcosa di pesante, intricato ed annodato.
Che si è spostato altrove. (Forse sui fianchi?)
Si è mosso e ha emesso una risata.

Nel frattempo c'è stata Frida, qualche rigurgito di una signorina mora sul mio maglione, del cibo cinese, un gratta e vinci, qualche crisi di nervi, qualche chilo di peperonata (toglietemi tutto, ma non il pepper), qualche sogno premonitore, un grembiule, il miracolo del pane che lievita, un 36, un po' di Messico, un po' di Ungheria, un po' di Modena e un po' di Polonia, senza nemmeno spostarsi. 
E c'è stato Charlie. 
Che per me Charlie era pelato e con una maglietta gialla.
E invece Charlie con l'accento sulla "i" è entrato con prorompenza nelle nostre vite, proprio il giorno in cui il mondo ha scoperto la libertà d'espressione.
In tutto questo ho solo una domanda: poniamo che io, indossando i colori del Genoa e con una trombetta da stadio in mano mi rechi, appunto, allo stadio. Al derby. All'uscita della curva sud. (N.B. Ho scelto Sampdoria e Genoa solo perché vagamente ne ricordo i colori e i giocatori, non per razzismo calcistico). E con il mio migliore estro artistico disegni un cartello, che espongo ben in evidenza in mano, con un'immagine stilizzata di un nuovo calciatore e la didascalia "Eto sterco". E con suddetto cartello tra le mie manine sante, mi ponga ben di fronte agli ultras ripetendogli anche a voce il concetto di cui sopra. 
Possiamo ragionevolmente supporre che nel migliore dei casi io vinca uno stupro e nel peggiore qualche pietrata in mezzo agli occhi? Possiamo.
Ora. 
La domanda è la seguente: sono loro degli animali senza pietà o io un pochino demente e provocatoria, o entrambi? E' stata, la mia, libertà di espressione? 

La posso piantare?
Sì. 



sabato 16 marzo 2013

Venti di cambiamento (ma anche aliti di putrefazione)

Dovrei scrivere l'indice della tesi.
Ma oggi sono talmente in fermento che mi tocca segnarmi queste giornate di infervoramento sociale che mi divora e scriverci su.
Settimana densa di cambiamenti, per chi se li fosse persi: abbiamo un nuovo papa, abbiamo un presidente della Camera, tra poco forse anche uno del Senato, ho scritto la prima pagina di tesi.
Insomma, sono tutte cose da ricordare.
Ma andiamo per ordine.
Chi mi conosce sa che io sto alla Chiesa (e badate bene che esiste una differenza tra Chiesa e religione/spiritualità/divino/varieedeventuali) quanto Giovanardi sta ai gay la Satanché sta all'invecchiamento naturale. Ho eliminato la roba di Giovanardi perché non sono così spregevole. Forse.
Comunque, dicevo che non è che io mi lasci stregare spesso da messe, discorsi papali e omelie, ma mi sono ovviamente ritrovata davanti al televisore nel momento in cui hanno eletto lui, Horge, che chiamo per nome perché già lo sento amico, Francesco.
Va bene, avrò anche la lacrima facile, ma quest'uomo, spoglio dell'ostentazione della ricchezza a cui siamo sempre stati abituati, con quella sua parlata morbida, fluida (mi spiace, ma molto più affascinante di quella meccanica di Bene), la sua battuta che ha fatto sorridere mezzo Paese, la sua foto che circola per tutta la rete di lui in metropolitana (con anche un pelo pelissimo di scazzo perché sarà stata come la verde quando si passa da Cadorna) ha preso il mio arido cuore per la mano e mi ha commossa. Non che la mia concezione di Chiesa in realtà sia cambiata, ma il capo di una delle potenze più influenti del mondo e (purtroppo) del nostro Paese, sia più a misura di noi, degli uomini e delle donne che camminano per strada tutti i giorni, che dimostri che sì, anche lassù in alto si è disposti a fare dei sacrifici, che forse non tutti vogliono sempre e solo prenderci per il culo, un segnale di speranza lo dà.
Volevo solo dire una cosa agli indignati per il suo essere contrario ai matrimoni gay: ragazzi, sarà anche tollerante, moderno, avanguardista, ma è pur sempre il Papa. Capo di quella chiesa che ancora non digerisce il preservativo, capite? Non l'hanno preso a un concerto di Lady Gaga, era un po' scontato che avesse qualche riserva sul matrimonio omosessuale. L'indignazione dovrebbe indirizzarsi non tanto tantissimo a lui, ma alle istituzioni laiche. Al nostro Paese, laico. A chi ci governa, che è colui che dovrebbe invece essere pro matrimonio omosessuale. Ma che ve lo dico a fa'.

Oggi in tv, dopo il discorso dell'onorevole Boldrini, Presidente della Camera, Lupi ha detto che si è dimenticata una roba fondamentale. La famiglia. Grazie al quale si può dare lavoro ai giovani (?). Si è dimenticato non una famiglia gay. Perché a suo parere quella invece non è una famiglia. Mica conterà l'amore, in famiglia, no? Il voler stare insieme, costruire un futuro. No.
Brunetta ha definito la Boldrini come in mezzo ad "una fase confusa, barbara" Ora, tranquillizzandoci sul fatto che Brunetta è l'eccezione che conferma la regola che nella botte piccola sta il vino buono, mi soffermerei su quel "barbara".
Prima di tutto bisognerebbe assicurarsi che l'acustica sia buona in Parlamento, perché non sono certa che Brunetta abbia ascoltato lo stesso discorso che ho sentito io.
Avrei in mente davvero moltissimi aggettivi per il discorso della Boldrini, tra cui avanguardista, pacato, commovente, dotato di un italiano corretto, ma non barbaro. Come qualcuno oggi mi ha suggerito, questi individui non hanno nemmeno l'onestà intellettuale per complimentarsi con un avversario, per applaudire ad un successo che non è semplicemente la loro "piccola sconfitta" ma una vittoria per tutto il paese.
Una vittoria per la speranza di un paese stanco, con le palle dilaniate da le innumerevoli balle che per anni e anni ha dovuto sentirsi raccontare, un paese che vede suicidi quasi ogni giorno, che vede scandali, mazzette, processi come fossero ordinaria amministrazione. Un paese in cui chi si fa il culo si è sempre visto scavalcare dal più furbo, un paese sprofondato nelle acque torbide di una politica corrotta, venduta, comprata, patteggiata, e le parole del Presidente, che seppur ancora solo parole, prometto trasparenza in questa nuova politica, come fanno a suonare barbare, Renato?
Siamo proprio sicuri che non lasciare gente morire in mare sia una cosa barbara?
Nessuno qui sta giustificando atti di criminalità di stranieri, Renato. C'è una bella differenza, lo sai? Tra punire chi commette un crimine, e magari anche rimandarlo in carcere nel suo paese, e lasciarlo morire.
Forse non tutti abbiamo la sottigliezza di capirla, questa differenza.
Siamo sicuri che definire la nostra Costituzione come "la più bella del mondo" sia barbaro?
Dire che la politica dovrebbe tornare ad essere una speranza ed una passione è confuso, Renato?

Mi sono lasciata una perla per il finale.
A me leggere gli articoli di Libero mi fa sempre un gran cagare ridere.
Però poi mi incoraggio, da sola.
Se in giro c'è gente che scrive così, posso farcela anche io, un giorno.
Comunque, subito dopo il discorso alla Camera, Libero titola così:


COMUNISTI AL POTERE

La Boldrini è presidente della Camera ora Vendola ha il suo "contentino": una "rossa" a difesa degli immigrati

Che mi viene anche da pensare: se difendere i diritti umani vuol dire essere comunista, vado a comprarmi una maglietta del Che. 
Con la loro rinomata eleganza sbattono nell'articolo frasi che dovrebbero rendere spregevole il concetto di ricordare i morti in mare, di battersi per il diritti civili di tutti, per i rifugiati di guerra o politici, per chi chiede asilo. E la tristezza è che Libero non è il mio blog, che non se lo caga nessuno se non i miei o chi forzo a leggerlo (Ciao Giacomo!) ma è un giornale che forma l'opinione pubblica. 
La gente mi chiede perché voglio diventare parte di un sistema mediatico così cattivo, subdolo, manipolatore, in cui le palle non devi avercele quadre ma cubiche, e io rispondo che un po' mi piacerebbe cambiarlo. La presunzione di migliorare le cose non mi manca. Sarà un difetto?
Probabile.
Ma tanto son testarda e non mollo.




venerdì 1 febbraio 2013

Il GM in tempo di campagna elettorale


Poteva mancare il post scritto dal sedile di un intercity Savona-Milano?
Potevate scamparvelo?
No.
Anche perché mi annoio.
E linguistica francese ha perso come alternativa allo scrivere.
In ogni caso, in questi giorni frenetici di mezzi traslochi, due giorni a casa e due a Milano, spese, ambientamento in nuove camere e vecchie aule universitarie, mi rendo conto che le elezioni stanno arrivando. E che io ho le idee un pelino confuse.

Ora, lungi da me aprire una discussione su vari orientamenti politici, io che potrei argomentarla nello stesso modo in cui Luca Giurato parla del travaso del basilico a Uno Mattina. (Ma c'é ancora? È vivo?)
Ma volevo fare un rapido resoconto di come noi vediamo la politica.
Noi inteso giovani, più o meno maturi, più o meno indipendenti, ma molto più dipendenti (non nel senso lavoratori, ma nel senso che dipendono da mammà)
A mio parere il GM (Giovane Medio) si distingue in due grandi categorie.
Quello che si interessa e quello a cui non frega un cazzo.
Semplice.

E devo ammettere che ne conosco molti di più della seconda categoria.
Di solito la prima categoria non ha nemmeno bisogno di smazzarsi ore di Ballarò, ServizioPubblico, OttoeMezzo e chi più ne ha più ne metta, perché già SA cosa vuole votare. Lo sa da una vita, conoscendo anche la storia e gli orientamenti di ciascun partito. Praticamente conoscevano Renzi da prima che facesse il politico (quindi quando aveva dodici anni), Berlusconi quando aveva ancora i capelli e Bossi quando diceva qualcosa che avesse un senso logico e sintattico (quindi forse mai?).
Sono quelle persone con cui di solito tu, il rincoglionito di turno, non oseresti mai aprire il discorso politico, perché sai già che perderesti in partenza.
Tu che hai in serbo due o tre frasette banali, magari anche tautologiche, per esprimere il tuo punto di vista, vieni travolto dalla retorica perfetta e da citazioni storiche/aneddoti/esempi/dati/tabelle come se non ci fosse un domani, roba che dopo cinque minuti ci rinunci e provi a parlarne con qualcuno che ne capisce meno di te.
L'altra categoria, molto più ampia, comprende la maggior parte dei GM che mi sono capitati a tiro. Nel senso che a qualcuno proprio non frega un cazzo. Che votano cosa vota mamma, (anzi papà, che l'uomo c'ha questa fama di capirsene meglio di politica. E figurati, noi al massimo leggiamo su Marie Claire quando esce l'ultimo modello della borsa di Marc Jacobs) chi ha il cartellone più bello, quello più figo (e qui però é difficile), proprio senza razzismo partitico.
Poi c'é anche il GM a cui non frega un cazzo, ma ha memorizzate nella RAM quelle due o tre nozioni base che lo orientano verso un partito piuttosto che un altro. Quelle imparate a Pontida, ad un comizio del PD, a una riunione dei Verdi (esistono ancora?) o forse da un quarto d'ora di intervista o video su Youtube. E hanno anche la risposta pronta in caso qualcuno intendesse farsi i cazzi loro con la domanda più temuta in tempo di campagna elettorale: "Ah voti Pierpetto e il suo partito per i diritti delle pantegane nella metro di Milano? Interessante, COME MAI?" E lì sbam, di solito uno cade dal pero e balbetta due o tre stronzate, scena che ricorda tanto le mie interrogazioni di letteratura latina al liceo, dove andavo un po' a naso, di improvvisazione.

Poi in realtà mi sento in dovere di aggiungere una terza categoria, che sta un po' in mezzo.
Nella quale io rientro a braccia aperte, a piene mani, alla cieca.
Quella del GM che alla soglia del 23 anni, della laurea, dello stage, dell'imminente lavor…disoccupazione, capisce che sì, forse é il momento di non fare solo il sudoku nell'ultima pagina di Metro ma di leggere anche le pagine prima o - addirittura - comprarsi un giornale e leggersi anche le notizie di attualità.
Quelli che tentano di capirci qualcosa di coalizioni, alleanze, propositi, promesse, debito pubblico, spread, BTP e bund, evasione fiscale, IMU, ICI e altre due o tre siglette.
Ma la missione é tutt'altro che semplice.
Il GM tende a informarsi su Internet. Che fa la sua porca figura, ovviamente. Tranne quando il GM si fa prendere per il naso da notizie false, verosimili, senza andare a verificare le fonti, e le condivide su facebook con forza battagliera, per poi essere smerdato in tempo da zero da chi appartiene alla prima categoria sopracitata.
Allora si passa alla tv.
Che é un bene no, mi dirai.
Ci sono tanti di quei programmi di approfondimento, in questo periodo, che uno potrebbe tranquillamente non staccarsi mai dalla poltrona.
Peccato che tu guardi il programma e non capisci un cazzo.
Tre ore di dibattito in cui sembra di stare all'assemblea d'istituto della prima liceo.
Due o tre che si scannano parlandosi sopra, di cui uno di solito é DiPietro che se anche parla da solo hai difficoltà a distinguere le parole, gli altri che fanno la faccia annoiata e si scaccolano, e mai uno che tiri fuori due dati seri.
Ci sono sempre e solo frasi come "secondo i miei dati.." cioé, ma fammi capire, i dati non sono oggettivi? Non sono l'unica cosa su cui non ci piove?
Non c'era quel famoso detto "La matematica non é un'opinione?"
A quanto pare in politica no.
Così battibeccano per ore e finiscono per insultarsi e mandarsi frecciatine, perdendo per esempio il punto principale, come chessò, la disoccupazione o l'IMU.
Poi ci sarebbero i giornali, che peraltro il GM repelle, a meno che non sia la Gazzetta.

Che sia quindi che il GM non ha grandi speranze?
La solita storia del lamentiamoci pure ma quando bisogna fare qualcosa io non mi sento responsabile?
Non sono una che appoggia la teoria choosy della Fornero, perché vedo quanto in tanti si facciano il culo quadro per avere un lavoro, per tenerselo e per giustificarsi col mondo se si ha voglia di arrivare in alto, chessò a fare un giorno il lavoro dei sogni, guardato con apprensione dai Grandi Capi, quello sguardo da "che tenerezza che mi fai, io il culo di cui non lo sposto finché non ho il pannolone, tu puoi sperare di portarmi il caffè per ancora vent'anni".
Che in questo paese la vecchiaia avanzi, insieme all'avarizia, alla sete di potere, alla preferenza per la via più corta e più furba invece che per il sudore della fronte, lo sapevamo già.
Che i giovani non siano catalogati come risorsa ma come qualcosa da sfruttare, pure.
Ma dall'altra parte tanti GM non riescono a vedere al di là del proprio naso, né vogliono provarci.



mercoledì 22 febbraio 2012

Momento autocelebrativo.

Ovvero: quando gongoli talmente tanto che ti sei stancata di gongolare da sola.
Insomma, l'egocentrismo sta proprio nel mio essere. Nel mio dna c'è scritto castana, occhi color cacca, riccia..e egocentrica. Quindi, non è per nulla colpa mia, ma della genetica.
Comunque. Alcuni mesi fa il mio primo articolo ufficiale è uscito ma solo in versione web, e pochi giorni fa mi ritrovo in stampa in edicola. Non posso fare altro che ringraziare chi mi ha dato la possibilità di fare tutto questo, la redazione di Roma che mi manda anche l'abbonamento a casa. Tanto tanto affetto e entusiasmo per tutti. La mia prima creatura cartacea è praticamente la mia prole, che mostro con estremo orgoglio, ma mai estremo quanto quello di mia madre, che ogni giorno porta il giornaletto a scuola (No, non è una quindicenne, ma professoressa), e lo mostra con gli occhi lucidi a colleghi e - temo - anche genitori ignari. Insomma, quest'aura di bambina prodigio, che peraltro non sono, che mi vortica attorno mi garba assai.

Cosa significhi questo primo articolo in edicola per me non riesco nemmeno bene a spiegarlo. Apro il giornale, ascolto il rumore delle pagine, annuso il profumo di carta e di inchiostro, mi godo l'effetto che fa davanti ai miei occhietti, e lo richiudo. In mancanza della copia cartacea, apro la foto qui sopra e sorrido.
Se questo è il preludio di una brillante carriera giornalistica, non ve lo so dire. Se mi sto tirando tutta la sfiga addosso, della serie "chi si loda di imbroda", è più che possibile. Ma mi sento un pò come una trenne il giorno di Natale vedendo l'albero colmo di regali. Devo dire che questo articolo, visto così, scritto su questa pagine di giornale, non testimonia in verità tutto quello che c'è dietro. Una mattina freddina, una via anonima di Milano, una conferenza stampa. Io che, al momento della divisione all'entrata, passo con la stampa. I giornalisti. Capite? Mi danno la cartella stampa. A ME. Quasi quasi la rifiuto dandola indietro "ma guardi che io qui non c'entro nulla", mi viene da dire. Mi sembra di essere la piccola fiammiferaia invitata per sbaglio alla festa della Regina Elisabetta. Mi siedo. Il mio IPhone inizia a registrare, io leggo la cartella stampa. Sono, voce del verbo essere, sono proprio alla conferenza stampa. E ho un sorriso ebete stampato su questa faccetta. Il culmine lo tocco quando, incontinente, scappo al bagno, vicino alla stanza dove ci sono i fotografi. Mi piego, mi scappa proprio, il bagno è occupato da ben dieci minuti. Sbuffo anche dalle orecchie, questa proprio non ci voleva, ecco. Il piccolo particolare che mi rovina il sorrisetto tatuato sulle labbra che ho. Clic. La porta si apre. Inspiro, pronta a sfoderare la mia faccia truce, quando dal bagno esce Piero Pelù. Con tanto di matita nera e pantalone di pelle. Tra tutto quello che potevo fare, che faccio, io? "Ehm..Salve" e sguscio in bagno alla velocità della luce. L'ho lasciato lì fuori ancora stordito.
In questi momenti mi sento tanto Pippo della Disney.
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"Charlie?" ovvero qualche bilancio


Non che di solito abbia un filo conduttore nella mia testa. 
Ma stavolta ho aperto blogger un po' per noia, un po' perché ultimamente chiunque è diventato opinionista del web e io non ho più detto una mazza, un po' perché in questa domenica sera ventosa e silenziosa l'alternativa sarebbe stato il candeggiare i bordi della mia finestra, intrisi di una muffa pelosetta e sulle 50 sfumature di grigio. 
Chi ha il sadomaso, chi i parassiti. 
Quindi. La muffa sta ancora lì.
E le mie dita qui, un po' incerte, con l'indice che va a battere ripetutamente sul tasto canc.
Ma mi sembrava un po' d'obbligo, questa cosa di tirare le somme. 
Tirare le somme del tempo che passa, della libertà d'espressione, di questo inverno bislacco, dell'anno appena trascorso (sì, ci ho messo un po' ad elaborare il bilancio e lo snocciolo il 25gennaio) e di questo nuovo ridente 2015 che si è appena aperto davanti a noi. 
Sarà che il passaggio da quel "14" a quel "15" a me ricorda tanto quello tra i 14 e i 15 anni, quando ero ancora digiuna delle tonnellate di sigarette fumate sino a qualche anno fa, quando i miei capelli erano ancora vergini di tinte e soprattutto c'erano (spoiler: non sono ancora pelata, li ho solo tagliati), quando non avevo preso più chili di una gravidanza in cinque mesi, quando ancora pensavo che la professione che avrei voluto intraprendere sin da pargola fosse un misto tra Tiziano Terzani e Bob Woodward e invece i tempi sono un pelino cambiati, sarà che ero anche una fulgida stella nell'universo degli adolescenti in crisi ma in fondo teneramente piena di speranze, ma quest'anno mi ricorda proprio quel periodo.
E no, non perché ho deciso di riesumare i jeans a zampa d'elefante della Fornarina
Ma perché questo passaggio 14-15 è pieno delle stesse speranze, mutate, stropicciate, ridimensionate, forse parecchio disilluse, ma pur sempre speranze. 
Questo passaggio è avvenuto senza troppe aspettative, senza grandi preparativi.
Senza perizomi rossi.
Senza buttare dalla finestra qualcosa di vecchio.
Senza la frenesia che precede l'organizzazione di un cambiamento epocale.
Ma con qualche amico in più, un po' di focaccia e dei calici da vino da sedici euro.
Eppure qualcosa si deve essere mosso.
Qualcosa proprio lì, tra le costole, tra lo sterno e il fegato, in mezzo ai reni. 
Qualcosa di pesante, intricato ed annodato.
Che si è spostato altrove. (Forse sui fianchi?)
Si è mosso e ha emesso una risata.

Nel frattempo c'è stata Frida, qualche rigurgito di una signorina mora sul mio maglione, del cibo cinese, un gratta e vinci, qualche crisi di nervi, qualche chilo di peperonata (toglietemi tutto, ma non il pepper), qualche sogno premonitore, un grembiule, il miracolo del pane che lievita, un 36, un po' di Messico, un po' di Ungheria, un po' di Modena e un po' di Polonia, senza nemmeno spostarsi. 
E c'è stato Charlie. 
Che per me Charlie era pelato e con una maglietta gialla.
E invece Charlie con l'accento sulla "i" è entrato con prorompenza nelle nostre vite, proprio il giorno in cui il mondo ha scoperto la libertà d'espressione.
In tutto questo ho solo una domanda: poniamo che io, indossando i colori del Genoa e con una trombetta da stadio in mano mi rechi, appunto, allo stadio. Al derby. All'uscita della curva sud. (N.B. Ho scelto Sampdoria e Genoa solo perché vagamente ne ricordo i colori e i giocatori, non per razzismo calcistico). E con il mio migliore estro artistico disegni un cartello, che espongo ben in evidenza in mano, con un'immagine stilizzata di un nuovo calciatore e la didascalia "Eto sterco". E con suddetto cartello tra le mie manine sante, mi ponga ben di fronte agli ultras ripetendogli anche a voce il concetto di cui sopra. 
Possiamo ragionevolmente supporre che nel migliore dei casi io vinca uno stupro e nel peggiore qualche pietrata in mezzo agli occhi? Possiamo.
Ora. 
La domanda è la seguente: sono loro degli animali senza pietà o io un pochino demente e provocatoria, o entrambi? E' stata, la mia, libertà di espressione? 

La posso piantare?
Sì. 



Venti di cambiamento (ma anche aliti di putrefazione)

Dovrei scrivere l'indice della tesi.
Ma oggi sono talmente in fermento che mi tocca segnarmi queste giornate di infervoramento sociale che mi divora e scriverci su.
Settimana densa di cambiamenti, per chi se li fosse persi: abbiamo un nuovo papa, abbiamo un presidente della Camera, tra poco forse anche uno del Senato, ho scritto la prima pagina di tesi.
Insomma, sono tutte cose da ricordare.
Ma andiamo per ordine.
Chi mi conosce sa che io sto alla Chiesa (e badate bene che esiste una differenza tra Chiesa e religione/spiritualità/divino/varieedeventuali) quanto Giovanardi sta ai gay la Satanché sta all'invecchiamento naturale. Ho eliminato la roba di Giovanardi perché non sono così spregevole. Forse.
Comunque, dicevo che non è che io mi lasci stregare spesso da messe, discorsi papali e omelie, ma mi sono ovviamente ritrovata davanti al televisore nel momento in cui hanno eletto lui, Horge, che chiamo per nome perché già lo sento amico, Francesco.
Va bene, avrò anche la lacrima facile, ma quest'uomo, spoglio dell'ostentazione della ricchezza a cui siamo sempre stati abituati, con quella sua parlata morbida, fluida (mi spiace, ma molto più affascinante di quella meccanica di Bene), la sua battuta che ha fatto sorridere mezzo Paese, la sua foto che circola per tutta la rete di lui in metropolitana (con anche un pelo pelissimo di scazzo perché sarà stata come la verde quando si passa da Cadorna) ha preso il mio arido cuore per la mano e mi ha commossa. Non che la mia concezione di Chiesa in realtà sia cambiata, ma il capo di una delle potenze più influenti del mondo e (purtroppo) del nostro Paese, sia più a misura di noi, degli uomini e delle donne che camminano per strada tutti i giorni, che dimostri che sì, anche lassù in alto si è disposti a fare dei sacrifici, che forse non tutti vogliono sempre e solo prenderci per il culo, un segnale di speranza lo dà.
Volevo solo dire una cosa agli indignati per il suo essere contrario ai matrimoni gay: ragazzi, sarà anche tollerante, moderno, avanguardista, ma è pur sempre il Papa. Capo di quella chiesa che ancora non digerisce il preservativo, capite? Non l'hanno preso a un concerto di Lady Gaga, era un po' scontato che avesse qualche riserva sul matrimonio omosessuale. L'indignazione dovrebbe indirizzarsi non tanto tantissimo a lui, ma alle istituzioni laiche. Al nostro Paese, laico. A chi ci governa, che è colui che dovrebbe invece essere pro matrimonio omosessuale. Ma che ve lo dico a fa'.

Oggi in tv, dopo il discorso dell'onorevole Boldrini, Presidente della Camera, Lupi ha detto che si è dimenticata una roba fondamentale. La famiglia. Grazie al quale si può dare lavoro ai giovani (?). Si è dimenticato non una famiglia gay. Perché a suo parere quella invece non è una famiglia. Mica conterà l'amore, in famiglia, no? Il voler stare insieme, costruire un futuro. No.
Brunetta ha definito la Boldrini come in mezzo ad "una fase confusa, barbara" Ora, tranquillizzandoci sul fatto che Brunetta è l'eccezione che conferma la regola che nella botte piccola sta il vino buono, mi soffermerei su quel "barbara".
Prima di tutto bisognerebbe assicurarsi che l'acustica sia buona in Parlamento, perché non sono certa che Brunetta abbia ascoltato lo stesso discorso che ho sentito io.
Avrei in mente davvero moltissimi aggettivi per il discorso della Boldrini, tra cui avanguardista, pacato, commovente, dotato di un italiano corretto, ma non barbaro. Come qualcuno oggi mi ha suggerito, questi individui non hanno nemmeno l'onestà intellettuale per complimentarsi con un avversario, per applaudire ad un successo che non è semplicemente la loro "piccola sconfitta" ma una vittoria per tutto il paese.
Una vittoria per la speranza di un paese stanco, con le palle dilaniate da le innumerevoli balle che per anni e anni ha dovuto sentirsi raccontare, un paese che vede suicidi quasi ogni giorno, che vede scandali, mazzette, processi come fossero ordinaria amministrazione. Un paese in cui chi si fa il culo si è sempre visto scavalcare dal più furbo, un paese sprofondato nelle acque torbide di una politica corrotta, venduta, comprata, patteggiata, e le parole del Presidente, che seppur ancora solo parole, prometto trasparenza in questa nuova politica, come fanno a suonare barbare, Renato?
Siamo proprio sicuri che non lasciare gente morire in mare sia una cosa barbara?
Nessuno qui sta giustificando atti di criminalità di stranieri, Renato. C'è una bella differenza, lo sai? Tra punire chi commette un crimine, e magari anche rimandarlo in carcere nel suo paese, e lasciarlo morire.
Forse non tutti abbiamo la sottigliezza di capirla, questa differenza.
Siamo sicuri che definire la nostra Costituzione come "la più bella del mondo" sia barbaro?
Dire che la politica dovrebbe tornare ad essere una speranza ed una passione è confuso, Renato?

Mi sono lasciata una perla per il finale.
A me leggere gli articoli di Libero mi fa sempre un gran cagare ridere.
Però poi mi incoraggio, da sola.
Se in giro c'è gente che scrive così, posso farcela anche io, un giorno.
Comunque, subito dopo il discorso alla Camera, Libero titola così:


COMUNISTI AL POTERE

La Boldrini è presidente della Camera ora Vendola ha il suo "contentino": una "rossa" a difesa degli immigrati

Che mi viene anche da pensare: se difendere i diritti umani vuol dire essere comunista, vado a comprarmi una maglietta del Che. 
Con la loro rinomata eleganza sbattono nell'articolo frasi che dovrebbero rendere spregevole il concetto di ricordare i morti in mare, di battersi per il diritti civili di tutti, per i rifugiati di guerra o politici, per chi chiede asilo. E la tristezza è che Libero non è il mio blog, che non se lo caga nessuno se non i miei o chi forzo a leggerlo (Ciao Giacomo!) ma è un giornale che forma l'opinione pubblica. 
La gente mi chiede perché voglio diventare parte di un sistema mediatico così cattivo, subdolo, manipolatore, in cui le palle non devi avercele quadre ma cubiche, e io rispondo che un po' mi piacerebbe cambiarlo. La presunzione di migliorare le cose non mi manca. Sarà un difetto?
Probabile.
Ma tanto son testarda e non mollo.




Il GM in tempo di campagna elettorale


Poteva mancare il post scritto dal sedile di un intercity Savona-Milano?
Potevate scamparvelo?
No.
Anche perché mi annoio.
E linguistica francese ha perso come alternativa allo scrivere.
In ogni caso, in questi giorni frenetici di mezzi traslochi, due giorni a casa e due a Milano, spese, ambientamento in nuove camere e vecchie aule universitarie, mi rendo conto che le elezioni stanno arrivando. E che io ho le idee un pelino confuse.

Ora, lungi da me aprire una discussione su vari orientamenti politici, io che potrei argomentarla nello stesso modo in cui Luca Giurato parla del travaso del basilico a Uno Mattina. (Ma c'é ancora? È vivo?)
Ma volevo fare un rapido resoconto di come noi vediamo la politica.
Noi inteso giovani, più o meno maturi, più o meno indipendenti, ma molto più dipendenti (non nel senso lavoratori, ma nel senso che dipendono da mammà)
A mio parere il GM (Giovane Medio) si distingue in due grandi categorie.
Quello che si interessa e quello a cui non frega un cazzo.
Semplice.

E devo ammettere che ne conosco molti di più della seconda categoria.
Di solito la prima categoria non ha nemmeno bisogno di smazzarsi ore di Ballarò, ServizioPubblico, OttoeMezzo e chi più ne ha più ne metta, perché già SA cosa vuole votare. Lo sa da una vita, conoscendo anche la storia e gli orientamenti di ciascun partito. Praticamente conoscevano Renzi da prima che facesse il politico (quindi quando aveva dodici anni), Berlusconi quando aveva ancora i capelli e Bossi quando diceva qualcosa che avesse un senso logico e sintattico (quindi forse mai?).
Sono quelle persone con cui di solito tu, il rincoglionito di turno, non oseresti mai aprire il discorso politico, perché sai già che perderesti in partenza.
Tu che hai in serbo due o tre frasette banali, magari anche tautologiche, per esprimere il tuo punto di vista, vieni travolto dalla retorica perfetta e da citazioni storiche/aneddoti/esempi/dati/tabelle come se non ci fosse un domani, roba che dopo cinque minuti ci rinunci e provi a parlarne con qualcuno che ne capisce meno di te.
L'altra categoria, molto più ampia, comprende la maggior parte dei GM che mi sono capitati a tiro. Nel senso che a qualcuno proprio non frega un cazzo. Che votano cosa vota mamma, (anzi papà, che l'uomo c'ha questa fama di capirsene meglio di politica. E figurati, noi al massimo leggiamo su Marie Claire quando esce l'ultimo modello della borsa di Marc Jacobs) chi ha il cartellone più bello, quello più figo (e qui però é difficile), proprio senza razzismo partitico.
Poi c'é anche il GM a cui non frega un cazzo, ma ha memorizzate nella RAM quelle due o tre nozioni base che lo orientano verso un partito piuttosto che un altro. Quelle imparate a Pontida, ad un comizio del PD, a una riunione dei Verdi (esistono ancora?) o forse da un quarto d'ora di intervista o video su Youtube. E hanno anche la risposta pronta in caso qualcuno intendesse farsi i cazzi loro con la domanda più temuta in tempo di campagna elettorale: "Ah voti Pierpetto e il suo partito per i diritti delle pantegane nella metro di Milano? Interessante, COME MAI?" E lì sbam, di solito uno cade dal pero e balbetta due o tre stronzate, scena che ricorda tanto le mie interrogazioni di letteratura latina al liceo, dove andavo un po' a naso, di improvvisazione.

Poi in realtà mi sento in dovere di aggiungere una terza categoria, che sta un po' in mezzo.
Nella quale io rientro a braccia aperte, a piene mani, alla cieca.
Quella del GM che alla soglia del 23 anni, della laurea, dello stage, dell'imminente lavor…disoccupazione, capisce che sì, forse é il momento di non fare solo il sudoku nell'ultima pagina di Metro ma di leggere anche le pagine prima o - addirittura - comprarsi un giornale e leggersi anche le notizie di attualità.
Quelli che tentano di capirci qualcosa di coalizioni, alleanze, propositi, promesse, debito pubblico, spread, BTP e bund, evasione fiscale, IMU, ICI e altre due o tre siglette.
Ma la missione é tutt'altro che semplice.
Il GM tende a informarsi su Internet. Che fa la sua porca figura, ovviamente. Tranne quando il GM si fa prendere per il naso da notizie false, verosimili, senza andare a verificare le fonti, e le condivide su facebook con forza battagliera, per poi essere smerdato in tempo da zero da chi appartiene alla prima categoria sopracitata.
Allora si passa alla tv.
Che é un bene no, mi dirai.
Ci sono tanti di quei programmi di approfondimento, in questo periodo, che uno potrebbe tranquillamente non staccarsi mai dalla poltrona.
Peccato che tu guardi il programma e non capisci un cazzo.
Tre ore di dibattito in cui sembra di stare all'assemblea d'istituto della prima liceo.
Due o tre che si scannano parlandosi sopra, di cui uno di solito é DiPietro che se anche parla da solo hai difficoltà a distinguere le parole, gli altri che fanno la faccia annoiata e si scaccolano, e mai uno che tiri fuori due dati seri.
Ci sono sempre e solo frasi come "secondo i miei dati.." cioé, ma fammi capire, i dati non sono oggettivi? Non sono l'unica cosa su cui non ci piove?
Non c'era quel famoso detto "La matematica non é un'opinione?"
A quanto pare in politica no.
Così battibeccano per ore e finiscono per insultarsi e mandarsi frecciatine, perdendo per esempio il punto principale, come chessò, la disoccupazione o l'IMU.
Poi ci sarebbero i giornali, che peraltro il GM repelle, a meno che non sia la Gazzetta.

Che sia quindi che il GM non ha grandi speranze?
La solita storia del lamentiamoci pure ma quando bisogna fare qualcosa io non mi sento responsabile?
Non sono una che appoggia la teoria choosy della Fornero, perché vedo quanto in tanti si facciano il culo quadro per avere un lavoro, per tenerselo e per giustificarsi col mondo se si ha voglia di arrivare in alto, chessò a fare un giorno il lavoro dei sogni, guardato con apprensione dai Grandi Capi, quello sguardo da "che tenerezza che mi fai, io il culo di cui non lo sposto finché non ho il pannolone, tu puoi sperare di portarmi il caffè per ancora vent'anni".
Che in questo paese la vecchiaia avanzi, insieme all'avarizia, alla sete di potere, alla preferenza per la via più corta e più furba invece che per il sudore della fronte, lo sapevamo già.
Che i giovani non siano catalogati come risorsa ma come qualcosa da sfruttare, pure.
Ma dall'altra parte tanti GM non riescono a vedere al di là del proprio naso, né vogliono provarci.



Momento autocelebrativo.

Ovvero: quando gongoli talmente tanto che ti sei stancata di gongolare da sola.
Insomma, l'egocentrismo sta proprio nel mio essere. Nel mio dna c'è scritto castana, occhi color cacca, riccia..e egocentrica. Quindi, non è per nulla colpa mia, ma della genetica.
Comunque. Alcuni mesi fa il mio primo articolo ufficiale è uscito ma solo in versione web, e pochi giorni fa mi ritrovo in stampa in edicola. Non posso fare altro che ringraziare chi mi ha dato la possibilità di fare tutto questo, la redazione di Roma che mi manda anche l'abbonamento a casa. Tanto tanto affetto e entusiasmo per tutti. La mia prima creatura cartacea è praticamente la mia prole, che mostro con estremo orgoglio, ma mai estremo quanto quello di mia madre, che ogni giorno porta il giornaletto a scuola (No, non è una quindicenne, ma professoressa), e lo mostra con gli occhi lucidi a colleghi e - temo - anche genitori ignari. Insomma, quest'aura di bambina prodigio, che peraltro non sono, che mi vortica attorno mi garba assai.

Cosa significhi questo primo articolo in edicola per me non riesco nemmeno bene a spiegarlo. Apro il giornale, ascolto il rumore delle pagine, annuso il profumo di carta e di inchiostro, mi godo l'effetto che fa davanti ai miei occhietti, e lo richiudo. In mancanza della copia cartacea, apro la foto qui sopra e sorrido.
Se questo è il preludio di una brillante carriera giornalistica, non ve lo so dire. Se mi sto tirando tutta la sfiga addosso, della serie "chi si loda di imbroda", è più che possibile. Ma mi sento un pò come una trenne il giorno di Natale vedendo l'albero colmo di regali. Devo dire che questo articolo, visto così, scritto su questa pagine di giornale, non testimonia in verità tutto quello che c'è dietro. Una mattina freddina, una via anonima di Milano, una conferenza stampa. Io che, al momento della divisione all'entrata, passo con la stampa. I giornalisti. Capite? Mi danno la cartella stampa. A ME. Quasi quasi la rifiuto dandola indietro "ma guardi che io qui non c'entro nulla", mi viene da dire. Mi sembra di essere la piccola fiammiferaia invitata per sbaglio alla festa della Regina Elisabetta. Mi siedo. Il mio IPhone inizia a registrare, io leggo la cartella stampa. Sono, voce del verbo essere, sono proprio alla conferenza stampa. E ho un sorriso ebete stampato su questa faccetta. Il culmine lo tocco quando, incontinente, scappo al bagno, vicino alla stanza dove ci sono i fotografi. Mi piego, mi scappa proprio, il bagno è occupato da ben dieci minuti. Sbuffo anche dalle orecchie, questa proprio non ci voleva, ecco. Il piccolo particolare che mi rovina il sorrisetto tatuato sulle labbra che ho. Clic. La porta si apre. Inspiro, pronta a sfoderare la mia faccia truce, quando dal bagno esce Piero Pelù. Con tanto di matita nera e pantalone di pelle. Tra tutto quello che potevo fare, che faccio, io? "Ehm..Salve" e sguscio in bagno alla velocità della luce. L'ho lasciato lì fuori ancora stordito.
In questi momenti mi sento tanto Pippo della Disney.